Waiting For The Barbarians – Recensione – Ciro Guerra

La recensione di Waiting For The Barbarians di Ciro Guerra e distribuito dalla CG Entertainment per scoprire cosa si cela dietro questo film poco noto!

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Waiting for the Barbarians – Recensione – Aspettando Godot

Alla frontiera di un non precisato impero, in un non precisato luogo ed in un non precisato tempo, un comandante è capo di un forte. Questo forte è al confine e ha come scopo quello di mantenere la pace con i popoli al di fuori dei confini dell’impero: i barbari. L’arrivo di un nuovo generale metterà fine a questo equilibrio pacifico causando violenze e abusi sia agli alleati che agli stranieri.

Il soggetto di Waiting For The Barbarians di Ciro Guerra in realtà si basa su di un interessante fondamento: la mancanza di una specifica identità del dove, del chi e del quando. La totale assenza di collegamenti con la nostra storia, contemporanea o passata, rende il tema del film incredibilmente universale. Chiunque può rivedersi sia nei villain che negli eroi di questa storia di cui i confini sono spesso labili.

Tolta questa interessante caratteristica del lungometraggio, ereditata dal romanzo da cui è tratto, siamo di fronte ad un film noioso. Non brutto, sia chiaro! Il film non ha nulla fuori posto e in particolar modo è la fotografia a spiccare grazie ad un color grading delicato e a delle lenti molto nitide che renderanno i paesaggi un vero piacere per gli occhi. Nonostante questo pregio, Waiting For The Barbarians non spicca veramente mai. Il cast stellare viene sfruttato poco(Johnny Deep e Robert Pattinson), la trama, per quanto abbia una morale interessante, non interessa e si limita a proseguire per inerzia.

Questa mancanza di personalità rende la visione del film noiosa e pesante purtroppo. La sensazione che non si abbia avuto il coraggio di osare è presente lungo tutto il suo incedere e non può che lasciare perplessi una volta giunti ai titoli di coda.

Buona l’edizione homevideo pubblicata dalla CG Entertainment con un’ottima resa visiva e una localizzazione in italiano ben integrata. Potete ordinare la vostra copia cliccando qui.

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Stefano Ciociola
Artista di Schrödinger. Fotografo e Videomaker freelance, ossia disoccupato perenne tra un progetto e l'altro. Tra cinema, videogiochi e cartoni animati, cerca la gnosi spirituale per poter sopportare chi segue il mainstream più del proprio cuore. Fincher, Lynch, Noè e Lanthimos i suoi punti di riferimento, che lo guidano in un turbinio di cinico romanticismo. In 60 secondi consiglia film, riuscendo a infilare qualche tecnicismo e qualche insulto. La sua filosofia si traduce in "Non sono misantropo, è che mi disegnano così."