Recensione – Bumùntù, facciamoci guidare dalla saggezza animale – Ghenos Games

E’ cosa comune che molte tribù africane ritengano gli animali una enorme fonte di saggezza, a tal punto da prenderli come esempio cercando di ottenere il loro favore. Ed è proprio quello che faremo in Bumùntù, gioco da tavolo astratto giunto in Italia grazie al lavoro di localizzazione della Ghenos Games. Un titolo di pura strategia che, dopo essere partito in sordina, si è rivelato una vera e propria sorpresa!

Dettaglio di gioco

Bumùntù è un gioco ideato da Tim Blank, per 2-5 giocatori, dalla durata media di circa 20-40 minuti (in base al numero di giocatori al tavolo) ed adatto ad un pubblico molto giovane, parliamo infatti di un 8+. Il titolo della Ghenos Games è uno strategico puro che strizza molto l’occhio agli scacchi: il gioco propone inoltre una meccanica di set collection molto intrigante e con un sistema di punteggio particolare che i giocatori hanno la possibilità di modificare in corso d’opera, avvantaggiando così il proprio set di animali a discapito di quello degli avversari. Se sono riuscito ad incuriosirvi, allora non dovete far altro che godervi il mio tutorial qui sotto per poi passare alle mie impressioni generali!

COME SI GIOCA A BUMUNTU’

LE MIE IMPRESSIONI SU BUMUNTU’

Adoro i giochi semplici che mi permettono di coinvolgere anche i miei figli (ad oggi di 7 e 10 anni), ma che allo stesso tempo riescono ad essere stimolanti anche per i giocatori più esperti come me. Ebbene, Bumùntù fa ampiamente parte di questa categoria: regolamento breve e chiaro, meccanica di gioco a dir poco immediata e strategie di gioco per nulla scontate. Se aggiungiamo poi dei componenti eccellenti come le tessere animale in stile “Azul”, si capisce subito come Bumùntù risulti un piacere da giocare un po’ per tutti.

Mi piacciono gli scacchi, non sono un assiduo giocatore, ma di fondo sono sempre stato attirato da tutto quello che c’è dietro, in primis il dover calcolare le tante variabili che possono portare le mosse future. E Bumùntù possiede questo tratto caratteristico che ti obbliga a pensare con anticipo a quello che fare dovrai dopo, e ancora dopo (si rischia un pochino la paralisi da analisi). Ogni animale possiede le proprie caratteristiche ed il proprio movimento unico, il quale deve essere tatticamente intrecciato con le mosse successive. Questo dettaglio tutt’altro che secondario dona al titolo una variabilità pressochè infinita, rafforzata dal fatto che ad ogni partita vengono sempre utilizzati solo 8 animali sui 10 disponibili.

Vi ho già accennato alla semplicità del regolamento, giusto? Ad ogni turno, un giocatore deve solamente spostare la sua pedina (può preventivamente utilizzare qualche banana, se vuole cambiare la posizione del suo capo tribù): sfrutta il movimento dell’animale su cui inizia il turno per poi raccattare tale tessera e terminare il movimento su un’altra. E’ fantastico come ogni giocare possegga una scheda di riferimento in cui vi è riportato praticamente ogni dettaglio del regolamento.

Dietro a questa scheda, ognuno nasconderà le tessere prese durante la partita in corso. Questo spunto mi porta a parlare del sistema di punteggio che ritengo veramente geniale. Il fatto di poter modificare il punteggio di fine partita di un determinato animale è una parte di interazione diretta che dona al gioco competitività, imprevedibilità e variabilità. In ogni momento infatti, l’animale su cui avevate puntato potrebbe scendere di graduatoria, lasciandovi a bocca asciutta e nella situazione di dover subito rimediare al problema: o si cerca di riportare l’animale in alto nella graduatoria di punteggio o si cerca di puntare su altri animali.

Voglio ricollegare tutto quanto vi ho appena scritto al discorso della scalabilità. Premesso che Bumùntù gira benissimo in qualsiasi situazione, ritengo che la migliore configurazione sia per 3 o 4 giocatori per i seguenti motivi:

  • in 2 giocatori, Bumùntù diventa molto tattico, esasperando la sua vena scacchistica. Essendo in due, sai esattamente quanti animali possiede il tuo avversario (sono sempre 8 tessere animali per tipo) e quindi la sfida prende una via più “matematica”
  • in 3 ed in 4 giocatori, si comincia a dover guardare e ricordare quello che prendono gli altri, il livello di competizione si alza, perchè il rischio di non riuscire a conquistare punti aumenta di molto
  • in 5 giocatori invece tenere traccia di tutto risulta praticamente impossibile, però l’interazione diretta assume contorni importanti; infatti, sarà impegnativo riuscire a spostare la propria pedina senza essere intralciato da qualche avversario, costringendo a trovare sempre soluzioni alternative

Insomma, come avrete capito, Bumùntù è un gioco che mi ha colpito sotto tutti i punti di vista. Fino ad ora è sempre piaciuto a chiunque l’abbia proposto, tutti sono riusciti a giocare con piena consapevolezza sin dal primo momento, un fattore molto importante per un gioco che vuole proporsi come un gioco per tutti i palati. Inoltre, i miei figli me lo chiedono spesso ed aggiungo che mio figlio di 7 anni gioca senza alcuna difficoltà: ciò mi porta a ritenere che l’8+ più sulla scatola sia un dato corretto.

Chiudo con la durata delle partite che è molto molto buona, in tre giocatori si riescono a fare due partite nell’arco dell’ora, anche se effettivamente dover ogni volta dividere tutte le splendide tessere animale non è che sia proprio una cosa divertente. Però dai, il gioco merita senza dubbio e possiamo quindi soprassedere su questi difetti di poco conto.

Alessandro Pugliese
Classe '83, fiero torinese ed assiduo instagramer con lo pseudonimo "aleboardgamer", si diverte a spiegare regolamenti sul suo canale Youtube "La Ludoteca di AleBoardGamer". Amante dei giochi da tavolo sin dalla tenera età di sei anni quando gli vennero regalati titoli d'antologia come Brivido, Hero Quest e L'isola di Fuoco, la sua missione è quella di espandere il credo dei boardgames per distogliere l'attenzione dagli smartphones e convincere le persone a riunirsi attorno ad un tavolo per socializzare, sviluppare l'ingegno e soprattutto divertirsi.