The Falcon and The Winter Soldier – 1×05 – Recensione

La penultima tappa di The Falcon and The Winter Soldier è la quiete prima della tempesta, un episodio introspettivo ed emotivamente coinvolgente che spiana la strada per un finale scoppiettante.

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L’ossessione di John Walker

L’immagine conclusiva dello scorso episodio ha visto John Walker impugnare uno scudo a stelle e strisce insanguinato, dopo aver abbandonato ogni limite ed ogni forma di etica umana, macchiando sia il proprio retaggio personale, non limpido e sincero come vorrebbe far credere, sia quello della figura di Captain America.

“Verità” comincia con il tentativo di Sam e Bucky di porre fine alla furia incontrollata di Walker, convinto di essere costretto a fare del male e di stare nel lato positivo della storia, che sfocia in un’ottima scena di combattimento che vede per la prima volta il neo-Captain America alla pari dei protagonisti della serie: a portarlo in una posizione di svantaggio saranno la mancanza di lucidità causata dal siero del supersoldato e la necessità impellente ed irrazionale di mostrare la propria superiorità.

John Walker dovrà così fare i conti con la giustizia, con le scelte compiute e quelle da compiere, congedato con disonore e privato di ogni grado ottenuto nell’esercito, vedendo la sua sola speranza di redenzione, il titolo di Captain America, sgretolarsi sotto i suoi piedi, con un distanziamento da parte dei piani alti della società che fino a qualche tempo prima lo veneravano come modello di speranza ed integrità.

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Sam e Bucky: presa di coscienza

Ad entrare in possesso del fu scudo di Steve Rogers sono proprio Falcon e Winter Soldier che arrivano ad una presa di coscienza massima relativa alla loro situazione attuale e al da farsi per il futuro.

Dopo un dialogo parecchio toccante con Isaiah, supersoldato nero in età avanzata vittima di sperimentazioni e torture atroci in passato, Wilson raggiunge la consapevolezza di come la figura di Captain America non abbia mai realmente rappresentato la popolazione nera degli Stati Uniti e di come sia necessario che si elevi a simbolo di una rivoluzione che ha impiegato secoli per partire e che continua a trovare ostacoli nel suo percorso.

Vi è un’ulteriore riproposizione della tematica black e, ad un passo dal dover tirare le somme sulla serie, questa componente sociale, legata al nostro presente, con un dialogo continuo tra realtà e finzione, risulta uno dei maggiori elementi vincenti di un “telefumetto” che per la prima volta in casa Marvel cambia traiettoria e riserva un’occhio di riguardo alla quotidianità.

Bucky, invece, dopo aver consegnato Zemo alla giustizia wakandiana, scopre come il fardello del Soldato d’inverno gravi ancora pesantamente sulle sue spalle e come ogni suo tentativo di redenzione sia stato fino ad ora vano ed inefficace: l’unica soluzione è quella di discostarsi dal passato, creare un nuovo avvenire slegato dalla sua storia centenaria e quindi di lasciarsi alle spalle anche la questione Captain America.

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Quotidianità supereroistica

Come anticipato, sono maggioritari nell’arco del minutaggio della puntata momenti ben saldi al terreno, legati ad atmosfere di vita quotidiana, di problematiche provinciali riscontrabili nella vita di chiunque che consentono una maggiore identificazione dello spettatore nelle vicende presentate.

Ciò comporta la coesistenza di atmosfere emotive e altre con toni da commedia, riconfermando la perfetta sintonia tra Anthony Mackie e Sebastian Stan in ambedue i casi. Quando Karli Morgenthau e i Flag-Smashers, il cui piano arriverà a termine nel season finale, prendono una pausa strategica dalle loro azioni terroristiche, i problemi da affrontare sono relativi alla famiglie, alle finanze, al confluire di passato e futuro in scogli apparentemente insormontabili.

Mentre Falcon è pronto a vestire i panni di Captain America per la prima volta, avviando la rivoluzione tanto attesa avviata con l’inizio della serie, l’ombra di John Walker continua a presentarsi imperterrita nella scena post-credits.

Alessandro Corrao
Classe '01, palermitano dislocato a Bologna, di giorno è uno studente del DAMS, di notte si trasforma in un imperscrutabile accumulatore di materiale nerd: dvd e blu-ray di film e serie tv, libri e fumetti (esclusivamente Dylan Dog e Diabolik). Cinefilo patriota, mette il cinema nostrano davanti a tutto: consigliategli un film di genere italiano anni '70/'80 (preferibilmente horror, preferibilmente Fulci) e sarà vostro. Tra i suoi registi preferiti si denotano anche Clint Eastwood, Quentin Tarantino, Brian De Palma, John Carpenter e David Cronenberg.