French Water – Recensione – Jim Jarmusch

Recensione del cortometraggio French Water diretto da Jim Jarmusch per Saint Laurent. Un magico dopo festa si rivelerà essere un viaggio estetico e simbolico per il nostro protagonista!

Una collaborazione magica

Jim Jarmush dirige questo cortometraggio dal titolo French Water per la casa di moda Saint Laurent, giocando con simboli e montaggio per mostrare la nuova collezione d’abiti. Questo progetto segue il filone di spot/film affidati a registi cinematografici con lo scopo di proporre la loro visione di ciò che Saint Laurent vuole comunicare. Degno di nota anche il corto diretto da Gaspar Noé dal titolo Summer of ’21 che precede questo. Noi cinefili non possiamo fare altro se non apprezzare e goderci questi brevi film che, nonostante la durata, riescono ad essere pregni di qualità contenutistica ed estetica.

Potete recuperare French Water di Jim Jarmusch nel canale ufficiale di Saint Laurent su Youtube o qui sotto direttamente.

French Water

Una moquette viola con texture a spirali apre il cortometraggio e la camera segue questo motivo circolare proiettandoci all’inizio di un palese viaggio magico. Un cameriere si ritrova ad essere l’ultimo a lavoro in quel che sembra essere un afterparty di un grande galà di moda. Il nostro protagonista tiene in mano un vassoio con tre bicchieri d’acqua appoggiati e immobile osserva la scena che gli passa davanti: due donne, belle ed eleganti, escono da una porta di specchi alla ricerca della loro amica, dispersa nei meandri della festa. Per aggiungere surrealismo ad una messa in scena già platealmente surreale si aggiunge il personaggio di una donna che appare e scompare cambiando posizione e abito ogni volta.

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La loggia nera della moda

La messa in scena di questo corto richiama palesemente lo stile apatico e distaccato dei personaggi del regista Jim Jarmusch, che abbiamo imparato a conoscere lungo la sua filmografia. Telecamera fissa per quasi ogni inquadratura e che, quando si concede un movimento, lo attua con eleganza e movenze sinuose oltre che sensuali. I richiami alla loggia nera di David Lynch in Twin Peaks sono evidenti e riescono comunque ad ottenere una propria personalità giocando con il colore viola, anziché il ben noto rosso lynchiano.

Il colore viola assume un significato magico e di metamorfosi spirituale che ben si sposa con la scacchiera bianca e nera posta nel bel mezzo di una scala percorsa da una delle donne. Un percorso di cambiamento, di mutamento interiore che vede nella French Water il probabile catalizzatore. Il personaggio di Charlotte Gainsbourg ha un fare diabolico sia nel suo apparire e scomparire sia nel suo danzare nel mezzo di una sala circondata da specchi che moltiplicano la sue personalità. Non a caso è lei a giocare con gli scacchi poc’anzi citati, come fosse lei a muovere le fila di questo mistico gioco. Un altro riferimento cinefilo potrebbe essere The Neon Demon di Nicolas Winding Refn che, non a caso, trattava sempre il tema della moda associato alla magia. Potete leggere la nostra recensione a riguardo cliccando qui!

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Tecnica magica

Oltre alla regia, il merito di questo meraviglioso viaggio onirico è dato dalla fotografia di Frederick Elmes, noto collaboratore del già citato David Lynch. L’ambiente trasuda eleganza da ogni inquadratura grazie anche ad un montaggio semplice, seppur mai banale, che ci mostra cambi di scenografia da uno stacco all’altro. Il cast composto da Julianne Moore, Indya Moore e Chloë Sevigny aggiunge spessore recitativo oltre che estetico rendendo sempre più, la visione di French Water, un piacere per qualsiasi occhio.

Menzione d’onore per la colonna sonora firmata Noveller e The Brian Jonestown Massacre che riesce a completare alla perfezione un quadro così magico.

Stefano Ciociola
Artista di Schrödinger. Fotografo e Videomaker freelance, ossia disoccupato perenne tra un progetto e l'altro. Tra cinema, videogiochi e cartoni animati, cerca la gnosi spirituale per poter sopportare chi segue il mainstream più del proprio cuore. Fincher, Lynch, Noè e Lanthimos i suoi punti di riferimento, che lo guidano in un turbinio di cinico romanticismo. In 60 secondi consiglia film, riuscendo a infilare qualche tecnicismo e qualche insulto. La sua filosofia si traduce in "Non sono misantropo, è che mi disegnano così."