Forgotten Fields – Recensione – PC Steam

Memori della bellissima esperienza avuta con Rainswept oramai due anni fa; quando siamo stati chiamati da Frostwood Interactive a provare il loro nuovo gioco, Forgotten Fields, non ce lo siamo fatti ripetere due volte… Sarà riuscito Armaan Sandhu, one man show del progetto di Frostwood Interactive a regalarci un’altra avventura memorabile? Scopritelo nella nostra recensione!

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Forgotten Fields – Recensione – Il marchio di fabbrica… La narrativa!

Con Forgotten Fields si è voluto riporre nuovamente l’accento su quanto più probabilmente sta a cuore allo sviluppatore del gioco, la narrativa.

Tutto ruota fortemente intorno alla storia raccontata, alle sue sfumature ed ai suoi significati reconditi.

Saremo nei panni di Sid, un autore in difficoltà. Sid infatti è nel bel mezzo di un classico “blocco dello scrittore” e sarà per noi fondamentale portarlo ad avanzare nella storia sia per comprendere la genesi del suo problema e sia per affrontare il problema stesso.

Attraverso quello che è un vero e proprio racconto interattivo scopriremo la storia di un ragazzo chiuso in se stesso, che inconsciamente sta vivendo malissimo l’abbandono, da parte della madre, della vecchia casa di famiglia dove lui è cresciuto fin dalla nascita.

Sarà proprio questa vendita della casa d’infanzia ed una lettera mandata a Sid dalla madre, che obbligherà il nostro protagonista ad uscire finalmente dal suo piccolo appartamento, dove forse era letteralmente recluso da troppo tempo.

Interessante il duplice sviluppo della trama che ci vedrà talvolta nei panni del protagonista, compiere azioni che ci permetteranno di percorrere delle tappe di avvicinamento alla festa data dalla madre per l’addio alla casa d’infanzia, con relative interazioni con amici e parenti che ci chiariranno le idee sui problemi di Sid, e talvolta nei panni della protagonista della sua “storia che non riesce a scrivere”, dove avanzeremo come in un’avventura fantasy per fargli portare a termine il racconto, recuperando poteri ed interagendo di più.

Rispetto a Rainswept il concept è totalmente differente, sia nelle tematiche, che abbandonano il campo del poliziesco/noir per approdare in un mondo fatto di introspezione e tumulto emotivo e sia nella struttura di gioco, che lascia la classica avventura punta e clicca 2D per catapultarci in un mondo totalmente tridimensionale più votato al racconto…

…detta così è una consequenziale evoluzione, frutto dell’esperienza maturata sul campo dallo sviluppatore del gioco, ma vi sorprenderà sapere che non è affatto così! Siamo di fronte ad un semplice cambio di rotta, con i suoi pro ed i suoi contro, i suoi rischi ed i suoi pericoli.

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Forgotten Fields – Recensione – Il secondo album è, sempre più difficile, nella carriera di un artista – cit. Caparezza

Quando si esordisce nel mondo dei videogiochi indie con un prodotto valido succedono subito due cose: da un lato sei felice, perchè il tuo gioco piace, lo hai sviluppato da solo, con fatica e amore e tutti i tuoi sforzi sono ripagati (ricordiamo che Frostwood Interactive, come detto nel titolo, e nel testo poco fa, è uno studio formato da un solo sviluppatore, ovvero Armaan Sandhu).

Dall’altro lato però devi già mettere in conto che bissare il successo sarà impresa ardua, perchè avrai più occhi puntati addosso (Caparezza insegna).

Rainswept, primo titolo di Armaan, ci aveva colpito positivamente, con la sua avventura punta e clicca fresca, intrigante e con uno stile molto interessante, seppur da sgrezzare, ma che non comprometteva minimamente la giocabilità.

Con Forgotten Fields invece si è voluto fare un passo avanti verso la tridimensionalità totale che, seppur abbia aumentato le possibilità d’azione nello spazio e abbia strutturato ed ampliato l’aspetto estetico del titolo ne ha a nostro avviso compromesso la giocabilità.

La crescita intellettiva delle tematiche trattate è coincisa con una serie di glitch grafici e bug che non aiutano ad immergersi nella storia, facendo storcere il naso in più di un’occasione!

Oggetti grandi che vengono compenetrati ed oltrepassati con facilità e minuscoli polli che invece bloccano il personaggio come pareti di mattoni alte 2 metri senza dare altra opzione che di tornare indietro e circumnavigare il pollo come si farebbe con l’Africa per raggiungere le Americhe ai tempi precedenti l’avvento di Cristoforo Colombo.

Ci sono elementi molto belli, come alcune location o come, su tutte, la splendida resa del mare sulla spiaggia, ma ci sono anche elementi molto brutti, come le torsioni del collo dei personaggi o le animazioni in generale, che diventano un elemento di disturbo al buon mood creato dalla storia, dalla splendida direzione artistica e dalla colonna sonora, forse un filo monotona, ma ben incastonata nel susseguirsi degli eventi raccontati.

Qualcosa è stato fatto in termini di ottimizzazione, ma ancora tanto deve essere fatto per avere un gioco che stia in piedi da solo e che valga la pena giocare al 100%, perchè adesso non è così.

Vista la natura del titolo la mancanza della localizzazione italiana si fa sentire più di quanto si fosse fatta sentire in Rainswept.

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Valerio Vega
Valerio "Raziel" Vega: Napoletano a Roma, Tecnico Ortopedico di giorno, Retrogamer compulsivo di notte. Creatore del progetto Nerdream, amante del cinema, delle serieTV, dei fumetti e di tutto ciò che è fottutissimamente NERD, sogna una vecchiaia con una dentiera solida ed il pad di un NES tra le mani. Il suo motto è “Ama il prossimo tuo come hai amato il tuo Commodore64”