Happy! – Recensione della prima stagione

Happy! è una serie che fa saltare tutte le aspettative. Proprio quando pensi di aver visto tutto, ecco uno show che sfida tutti i generi con un umorismo oscuro, una violenza da far venire le lacrime agli occhi e una storia sorprendentemente spietata. La nostra recensione sarà all’altezza della follia di Happy!? Scopritelo!

Happy! è una serie incredibile che riesce a reinventarsi costantemente e a sorprenderti ad ogni episodio.

Caratterizzata da una premessa assolutamente ridicola ma accattivante, Happy! non dovrebbe funzionare così bene come fa, ma in qualche modo le sue stranezze e manie uniche che la distinguono sono anche il motivo per cui lo show funziona così bene, rendendola la più grande sorpresa del 2017.

Happy! Le origini della serie

Prima di partire con la recensione su Happy! è giusto fare un passo indietro per capire le origini di questa interessante idea.

Happy! è basato sulla strana e satirica serie di fumetti creata dai veterani della DC Grant Morrison e Darick Robertson. È la prima volta che Morrison sviluppa l’adattamento del suo lavoro, e proprio come la storia di un fumetto, Happy! offre pochissimo supporto quando introduce il suo mistero. Una storia ambientata a Natale con una miriade di personaggi ricoperti di grinta.

Non c’è bisogno di essere in grado di collegare tutti i punti narrativi per divertirsi con Happy! L’acuto dinamismo dello show è mantenuto in gran parte grazie alla magnetica e imprevedibile performance di Christopher Meloni, che è quanto di più lontano ci sia dall’Eliot Stabler di SVU. Anche il resto del cast è fantastico, ma questo è lo show di Meloni, almeno nella prima serie.

Aspettative sulla serie Happy!

Happy! ha tutti gli ingredienti per essere un fallimento immediato. Dopo tutto, un ex poliziotto diventato sicario che improvvisamente può vedere l’amico immaginario di una bambina suona assolutamente ridicolo. Ancora di più quando l’amico immaginario alla fine lavora con questo sicario per rintracciare un Babbo Natale ladro di bambini e fumatore di metanfetamine (Joseph D. Reitman) pericolosamente in bilico sull’orlo della sanità mentale.

Con una trama così cupa e tetra, è sempre difficile bilanciare il tutto con l’umorismo che Happy! racchiude negli 8 episodi, ma in qualche modo questa serie originale targata Syfy naviga alla perfezione in queste acque insidiose e trova il giusto equilibrio con un senso dell’umorismo contorto e oscuro simile a quello di Deadpool.

Lo show ha certamente i suoi momenti di risate a crepapelle, ma sono bilanciati da un’uguale quantità di violenza spietata e incrollabile, intrisa di sangue. Una serie scandalosamente accattivante.

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Happy! Immagine tratta della serie

Recensione della serie Happy!

La scrittura della sceneggiatura e la trama sono così ben realizzate da mettere facilmente in ombra la semplicità dei viaggi dei personaggi messi in mostra. I personaggi sono scritti perfettamente con motivazioni credibili e personalità chiare che cambiano e crescono col passare degli episodi. Happy! bilancia la trama scritta in modo maturo con un senso dell’umorismo che funge da contorno. Queste due caratteristiche lavorano insieme armoniosamente dall’inizio alla fine.

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Immagine tratta dalla serie tv – Happy!

Alcune serie iniziano con forza e tendono a spegnersi molto prima dei titoli di coda, ma fortunatamente la breve durata di 8 episodi di Happy! e la scrittura serrata lo rendono uno degli show più coerenti che sia uscito da un po’ di tempo. Questo incrollabile dettaglio è aiutato da un montaggio molto astuto e da idee uniche. Quest’ultime messe in mostra in ogni episodio, rendendo Happy! tanto imprevedibile quanto avvincente.

E’ difficile riassumere quanto Happy! sia un ottimo prodotto senza però cadere in cliché, ma credetemi, è davvero unico nel suo genere. Ci sono alcuni temi forti sulla morale, la speranza, l’immaginazione e la crescita, ma sono sottilmente collocati attraverso gli episodi e non si intromettono mai nella storia complessiva che in qualche modo fa sembrare normale un unicorno blu volante nel violento e spesso sanguinoso mondo di New York.

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Immagine tratta dal telefilm Happy!
Marco Salati
Scrive come tesi di laurea “ Il cinema nella mente” perché per lui la relazione tra cinema e psicologia è tutto. Ama vivere nel sogno, o semplicemente far vivere i suoi di sogni, purché questi vengano vissuti in maniera personale. Non dimentica mai che “In ogni strada di questo paese c'è un nessuno che sogna di diventare qualcuno” e in quel viaggio cosi folle “ Perdersi è meraviglioso”.