Un lungo viaggio nella notte – Recensione – Bi Gan

Un viaggio nell’onirico diretto da Bi Gan, Un Lungo Viaggio Nella Notte, che fa dello stile visivo il suo cavallo di battaglia. In 60 secondi vi spiego perché non dovete perderlo!

 

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Un lungo viaggio nella notte – Recensione – Una fiaba dalle tinte noir

Bi Gan mette in scena un lungometraggio dalla fotografia spettacolare, fatta di composizioni eccelse a cui bastano un’occhiata per descrivere l’intera scena. Movimenti di camera che osano molto, riuscendo sempre in maniera fantastica. Piani sequenza che lasciano agli ottimi interpreti la possibilità di recitare senza stacchi, concentrandosi sul quel momento specifico conferendo molto realismo senza mai perdere in resa cinematografica. La bellezza della resa visiva sembra andare in contrasto con la crudezza del contenuto.

La trama potrebbe scoraggiare i più occasionali, criptica, allegorica e surreale in certi punti. L’onirico verrà respirato soprattutto nella seconda metà concludendosi con molti interrogativi che vorranno essere colmati con un rewatch futuro, ma che comunque potrebbe non essere sufficiente.

Il ritmo resta lento dall’inizio alla fine per cui, gli amanti dei film più frenetici, dubito che sapranno apprezzare la regia di Un Lungo Viaggio Nella Notte, nonostante questo se siete alla ricerca di una perla del nuovo cinema orientale avete l’obbligo morale di dargli una chance. Se avrete il giusto approccio rimarrete estasiati.

Stefano Ciociola
Artista di Schrödinger. Fotografo e Videomaker freelance, ossia disoccupato perenne tra un progetto e l'altro. Tra cinema, videogiochi e cartoni animati, cerca la gnosi spirituale per poter sopportare chi segue il mainstream più del proprio cuore. Fincher, Lynch, Noè e Lanthimos i suoi punti di riferimento, che lo guidano in un turbinio di cinico romanticismo. In 60 secondi consiglia film, riuscendo a infilare qualche tecnicismo e qualche insulto. La sua filosofia si traduce in "Non sono misantropo, è che mi disegnano così."