Please Joker, stop! – Speciale

Un villain divenuto nel tempo un simbolo talmente tanto pop da essere frainteso e reso incoerente con sé stesso. L’ascesa e la caduta dell'(anti)eroe Joker nel mondo mainstream.

Sia chiaro…

La premessa deve essere sottolineata: chi vi parla è un nerd. Non sono qui a parlare come un anzianotto preda delle crisi generazionali, non sono qui a lamentarmi di come ai miei tempi fosse tutto migliore. Il mio articolo vuole essere uno sfogo condiviso con tanti di voi che so che la penseranno come me. Se invece chi sta leggendo è uno dei soliti fan boy che non accetteranno un’opinione diversa della loro, sconsiglio di proseguire nella lettura perché dirò cose sconvenienti per i più sfegatati supporter del pagliaccio nemesi di Batman.

Il Joker che conoscevo

Il vostro affezionatissimo non è mai stato un gran lettore di fumetti, la serie animata di Batman prodotta dalla Warner Bros. negli anni 90 è legge per quanto riguarda la mia opinione dell’universo di Gotham City. Crescendo e guardando Batman affrontare Joker, o vivendo questa lotta anche tramite qualche videogioco (Batman Vengeance ndr), mi sono sempre posto il quesito su quale fosse lo scopo finale della nemesi dell’uomo pipistrello. Chiaramente con l’avanzare dell’età ho potuto delineare sempre meglio la caratterizzazione sia del nostro eroe sia del nostro villain e una cosa l’ho capita: Joker non ha un fine.

Il nostro pagliaccio gangstar ha solo il caos in mente e la voglia «di veder bruciare il mondo» per citare Michael Caine (aka Alfred) nel film Il Cavaliere Oscuro di Nolan. Nessun pensiero politico, nessuna voglia di rovesciare il sistema… Ma se è così semplice, perché Joker ha sempre avuto un incredibile fascino su di noi?

La follia è la risposta a questa domanda. Il suo essere matto e il suo essere imprevedibile e sarcastico lo hanno reso uno dei personaggi più affascinanti e originali dei nostri tempi. Chiaramente l’aspetto da clown lo ha reso ancora più inquietante e spaventoso ai nostri occhi creando una sempre affascinante contrapposizione tra il suo apparire buffo e il suo essere spietato, oltre che pazzo.

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Il Joker che conosco

Cos’è successo quindi? Perché sono qui a parlarvi di Joker? Semplice, non se ne può più.

La miriade di trasposizioni del (non) buon Joker hanno saturato la nostra soglia di sopportazione. La quantità immane di citazioni delle sue apparizioni a schermo e la quantità immane di presenze nei videogiochi e fumetti lo stanno rendendo un fenomeno da baraccone che mina la nostra pazienza e tolleranza. Le ottime interpretazioni di attori come Heath Ledger e Joaquin Phoenix hanno reso il nostro cattivo preferito la vittima sacrificale da dare in pasto alla folla di cinefili della domenica che sfruttano le sue frasi e le sue movenze come mezzo acchiappa-like conferendogli filosofie e pensieri totalmente incoerenti con il personaggio stesso.

Chiarisco: NON è un problema rielaborare un personaggio come Joker rendendolo differente da ciò che sempre abbiamo visto. Il problema sorge quando Joker viene trasposto palesemente anarchico e folle, ma viene recepito dal pubblico come idolo e simbolo di una guerra che semplicemente lui non ha mai avuto intenzione di combattere. Joker è il cattivo, non il buono, nonostante questo il pubblico non sembra volerlo vedere come tale.

La ragione è presto detta: voglia di rivoluzione. Rabbia per un sistema che non funziona e necessità di una persona forte e carismatica in cui credere per far sì che la società possa essere rovesciata in favore di una giustizia ed un’equità. E allora perché tifare Joker, il cui unico pensiero è quello di distruggere indistintamente il mondo e alimentare il caos?

Un Joker d’autore

Heath Ledger, attore da premio oscar, purtroppo postumo, diede vita ad una personale versione del Joker, reale e convincente dal punto di vista della caratterizzazione psicologica e, come al solito, dal passato avvolto nel mistero. Difficile compito eguagliarlo, ed è stato fatto notare al povero Jared Leto, che mise in scena una versione new age del classico clown gangstar finendo vittima, a parer mio ingiustamente, di critiche per un’eccessiva eccentricità del suo personaggio.

La palla passa a Joaquin Phoenix, attore dal talento indiscusso che riesce a dare nuova linfa vitale a Joker, conferendogli un background molto umano e malinconico, rendendo la sua risata semplice frutto di un disturbo mentale. Un Joker molto differente da ciò cui eravamo abituati, ma questo non è un problema e il film ottiene incassi da capogiro grazie anche ad una regia dallo stampo autoriale, discostandosi dal torpore privo di originalità che i cinecomic stavano ormai assumendo. Tutto bello, no? No.

Lo scopo del Joker di Todd Phillips era quello di avvicinare il pubblico più superficiale ad un genere di film che sta diventando di nicchia e che ha perso l’interesse di un’utenza sempre meno capace di prestare attenzione a lungometraggi stratificati nonchè vittima della costante assunzione di pellicole dallo stile action e meno profondo. Ad un anno di distanza dall’uscita nelle sale possiamo dire che Todd Phillips e Joaquin Phoenix sono riusciti nel loro intento, ma non senza conseguenze.

Il pubblico meno cinefilo ha apprezzato Joker talmente tanto da elevarlo a capolavoro della nostra generazione senza rendersi conto degli evidenti limiti del film e delle massicce citazioni che lo stesso ha messo in scena. Un’ottima interpretazione non può colmare le evidenti lacune di una sceneggiatura ripetitiva e poco approfondita. Questo di per sé non sarebbe un problema, il film funziona e risulta godibilissimo, un’eccellente maniera per entrare nel mondo del cinema autoriale per poi proseguire l’approfondimento tramite migliaia di altri film dall’impatto meno vistoso, ma non per questo meno interessante. Eppure…

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Vi racconto una barzelletta?

Che succede se prendiamo un pubblico da cinecomic e lo mettiamo in sala proiettando un film ambizioso seppur modesto che ha Joker nel titolo? Succede che abbiamo quello che ci meritiamo.

Il pubblico non ha capito il messaggio del film, non ha capito che esso doveva essere una pista di decollo e non una di atterraggio. Questo lungometraggio mirava al raccontare la storia di un disadattato malato di mente che è sempre stato calpestato dal mondo, il messaggio recepito invece è stato quello di un eroe a difesa della categoria prima citata. Inoltre, la maggioranza degli spettatori, ignorante per quanto concerne la storia del cinema, ha deciso di decretare Joker un capolavoro cinematografico, senza sapere come quest’ultimo sia pieno di citazioni ad altri film ben più importanti. E per citazioni intendo delle scene riprese pari pari.

Il problema chiaramente non è nel film, ma nella percezione dello stesso. Come può, un pubblico abituato a masticare un genere molto più superficiale, comprendere i limiti di un film che tenta di elevare un minimo il livello di profondità nelle tematiche? Confido negli spettatori e spero che gran parte di loro, dopo aver visto Joker, abbiano sentito la fame nel cranio e si siano decisi a banchettare con le meraviglie che la settima arte è in grado di offrire. Nel caso invece altri spettatori si siano sentiti sazi, come giusto che possa essere, spero non abbiano deciso di considerare questo film come il capolavoro cinematografico che non è, elevandosi a critici cinefili senza conoscere un minimo la grammatica dietro una produzione filmica.

Purtroppo la seconda ipotesi non solo è avvenuta, ma, da quello che ha notato il vostro affezionatissimo, sembra essere quella che va per la maggiore. Un esercito di cinefili occasionali sta rendendo un bel film, un capolavoro. Forse è così che doveva andare e forse è così che i capolavori vengono decretati tali, non dai critici, bensì dal pubblico, colto o meno che sia.

Concludiamo

Questa mia vichyssoise verbale vira verso il verboso, quindi sono prossimo a congedarmi tirando le fila dei discorsi sopracitati.

Joker è divenuto un simbolo dello stesso sistema che, nei film per lo meno, tenta di distruggere, sorte simile avvenuta al Tyler Durden di Fincher/Palahniuk. Joker, da cattivo affascinante, si è trasformato in un antieroe contemporaneo che va citato ed emulato da folli con in mano armi pronte a perpetuare stragi nei cinema e da giovani cinefili che vedono nelle sue frasi delle perle da aforisma. Come spesso accade il problema non è tanto il mezzo o il personaggio quanto la lettura approssimativa che un pubblico superficiale attua nei suoi confronti, fraintendendo le intenzioni e le filosofie in atto. Il risultato è una commercializzazione della stessa anarchia che si tenta di combattere, una saturazione della mediocrità che pare atta a nascondere i veri significati appena sotto la superficie dell’acqua.

Tutto ciò che è stato scritto qui fa parte di uno sfogo più o meno razionale, ma PERSONALISSIMO da parte di un nerd che è passato dall’amare una figura tanto inquietante quanto misteriosa all’odiarla e al non poterla più né vedere né sentire per colpa di una moda ciclica che svalorizza i contenuti al cospetto di una commercializzazione del contenitore. Eppure in una cosa sono d’accordo con molti: il Joker di Philips e Phoenix era giunto per svegliare le masse e catalizzare la scintilla di curiosità verso il cinema d’autore e, quando mi è arrivato un messaggio di un ragazzo, che grazie a questo film ha deciso di studiare ed approfondire la sua cultura cinematografica, ho capito che l’obiettivo era stato raggiunto.

Stefano Ciociola
Artista di Schrödinger. Fotografo e Videomaker freelance, ossia disoccupato perenne tra un progetto e l'altro. Tra cinema, videogiochi e cartoni animati, cerca la gnosi spirituale per poter sopportare chi segue il mainstream più del proprio cuore. Fincher, Lynch, Noè e Lanthimos i suoi punti di riferimento, che lo guidano in un turbinio di cinico romanticismo. In 60 secondi consiglia film, riuscendo a infilare qualche tecnicismo e qualche insulto. La sua filosofia si traduce in "Non sono misantropo, è che mi disegnano così."