Haven – Recensione – PC, PS4, PS5, Xbox One, Xbox Series X/S, Nintendo Switch

The Game Bakers ha deciso di cambiare totalmente prospettiva rispetto al precedente progetto pubblicato, Furi, immergendo i giocatori in una distopia dalle tinte rosa intitolata Haven: l’avventura di Yu e Kay si propone al pubblico con un impianto narrativo che verte sulla storia d’amore fra i due e con una struttura ludica gradevole, ma opinabile in più punti. La nostra esperienza si è svolta su Xbox One S, grazie alla presenza del gioco nel servizio GamePass, e ci ha lasciati con più di una riflessione in merito. Cosa aspettiamo, dunque? Che la storia abbia inizio!

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Haven – Recensione – Una storia d’amore al centro di tutto.

La narrativa del gioco si apre mostrandoci l’esito della fuga dei nostri due innamorati dalla colonia di provenienza, l’Arnia: su di essa vige infatti una legge che prevede che tramite la selezione accurata del Sensale, un’intelligenza superiore, gli abitanti vengano accoppiati fra loro sulla base di caratteristiche e interessi affini, non contemplando minimamente l’amore o il piacere dell’unione fra le persone selezionate. Yu e Kay non possono, tuttavia, tollerare l’idea di essere ostacolati o separati, ragion per cui salgono a bordo del Nido, una nave di serie D appartenente alla ragazza, e seguono un ponte di Flusso, l’energia che alimenta i mondi, fino ad un pianeta disabitato, Fonte.

Lì, i due tenteranno di costruirsi una vita nuova e lontana dalla minaccia del Sensale e dell’Arnia, ma capiranno ben presto di essere solo all’inizio della vera lotta per difendere il loro amore.

Arrivati a questo punto, penso sia necessario proporvi una riflessione immediata sulla storia di Haven: normalmente, le vicissitudini amorose dei protagonisti di un videogioco vengono poste in secondo piano, o comunque in forma parallela ad una vicenda “cardine” che si occupa di alimentare l’interesse del giocatore. L’opera di The Game Bakers, invece, riesce a rendere il rapporto tra i due il vero fulcro di tutta la narrazione, relegando la lore del mondo di gioco ad un ruolo secondario, in certi casi addirittura tranquillamente ignorabile.

L’elemento distintivo e la vera forza del gioco, inoltre, è che la storia di Yu e Kay non è particolarmente originale o complessa, ma riesce a trattenere allo schermo propria grazie alla sua semplicità e spontaneità: i due interagiscono come una qualsiasi coppia reale, scambiandosi battute, litigando per cose futili, ammiccando l’un l’altra quando ve ne sia l’occasione e dibattendo sul piatto cucinato la sera prima. Lei adora il sedere del compagno, lui la trova sexy quando ripara un motore e intreccia dei cavi; lei lo prende in giro quando si mette a giocare con i pupazzi, lui trova snervante doverle spiegare per l’ennesima volta la differenza tra un essere organico e un pezzo di roccia.

I dialoghi sono scritti in modo tale da mantenere alto il ritmo della narrazione, con momenti di puro relax e ironia che si alternano a discorsi riguardanti la loro situazione di “esilio volontario” e diverse domande sull’origine di Fonte, sulla strana materia che lo ricopre, la Ruggine, e sulle vere intenzioni dell’Arnia e del Sensale.

Non saprei come descrivere Haven se non come “una storia d’amore incastonata in una distopia”, dove il rapporto tra i due amanti è pura linfa nel contesto narrativo e gli elementi distopici servono ad alimentarne il pregio e la qualità.  La narrazione scorre senza intoppi, le interazioni fra i due sono sempre piacevoli e non scadono mai nello stucchevole, e ben presto i due ragazzi diventano il vero motivo per cui, ogni giorno, si avvia il gioco.

Vero è, però, che proprio i motivi per cui Haven funziona, sono quelli che potrebbero non farlo piacere ad alcuni membri del pubblico: se non siete grandi fan della “narrativa rosa” o della distopia, o se siete nel mezzo di un periodo di rifiuto verso tutto ciò che è “amore e sentimento”, dubito fortemente che il gioco di The Game Bakers possa piacervi.

Per tutti gli altri, è arrivato il momento di prepararsi ad un ritorno ai fasti della sentimentalità, quando ancora ci emozionavamo per un bacio al tramonto visto a schermo e sognavamo, in cuor nostro, di poter un giorno amare ed essere amati in tal modo.

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Haven – Recensione – Fluttuando in un mondo disperso… troppo disperso.

Non “innamorarsi dell’amore” proposto in Haven sarebbe davvero un delitto, ma non vi biasimo se invece è il gameplay a non convincervi. La struttura del gioco propone delle idee abbastanza classiche e sviluppate sufficientemente bene, salvo affossarle in determinati momenti, fondendole in una dispersività e casualità generali che fanno male all’equilibrio della produzione.

Ma andiamo con ordine.

Il primissimo elemento da tenere in considerazione è la forte necessità di esplorare che il gioco ci richiede: Yu e Kay dovranno spostarsi tra gli isolotti frammentati di Fonte alla ricerca di risorse e pezzi da impiantare nel Nido, gravemente deturpato da una scossa sismica; l’esplorazione si svolge in modo dinamico grazie alle correnti di Flusso, l’energia che alimenta la vita dei mondi, che i ragazzi seguiranno servendosi di stivali tecnologicamente avanzati.

Le correnti e i ponti di Flusso sono necessarie allo spostamento e semplificano l’esplorazione degli ambienti; tuttavia, non sarà raro perdersi nel mondo di gioco, soprattutto a causa della scelta da parte degli sviluppatori di non generare una mini-mappa, nemmeno nelle sezioni avanzate. Il radar che ci viene fornito da un certo punto in avanti non è sufficiente a rendere meno frustrante l’esperienza; in termini di pura funzionalità, l’oggetto risulta più scomodo che altro e sarà la Mappa generale l’unica vera amica a cui rivolgersi, sebbene anch’essa rappresentata in modo sommario. La verticalità degli ambienti non viene infatti tenuta da conto e ci ritroveremo presto a non utilizzare i semi-ausili forniti dagli sviluppatori e a fare riferimento solo al nostro orientamento per spostarci e trovare ciò che ci serve.

Quanto vi ho descritto genera, in più casi, un senso di smarrimento e nervosismo che portano ad abbandonare l’incarico corrente e a tornare al Nido, riprendendo l’esplorazione il giorno dopo, con maggior pazienza ed energie fresche.

Anche il rilevamento degli obiettivi da completare avviene in modo opinabile: non abbiamo alcuna indicazione a schermo e dovremo letteralmente imbatterci per caso nel nemico/oggetto/ambiente collegato alla missione per poterla attivare. Quest’ultimo può essere collocato nell’isolotto di fianco al nostro oppure in fondo al mondo di gioco e trovarlo sarà spesso una semplice questione di fortuna; una formula, a mio avviso, troppo casuale, soprattutto se abbinata ad un’esplorazione della mappa già difficilmente affrontabile e condannata ad avere ben pochi punti fermi e riferimenti.

Tornando al Flusso, il materiale potrà essere utilizzato per riattivare congegni e porte presenti su Fonte, ma anche e soprattutto per liberare i diversi isolotti dalla Ruggine, un misterioso materiale che corrompe le creature che abitano il pianeta.

Arriviamo, dunque, al secondo elemento di gameplay proposto in Haven, ovvero il combattimento.

Lo stile è simile a quello dei classici JRPG, senza l’obbligo di una turnazione fissa: Yu e Kay si contrapporranno al nemico di turno e potranno difendersi dagli attacchi (Scudo), colpirlo a distanza (Bomba), colpirlo con il corpo a corpo (Impatto) o combinare una delle ultime due offensive proposte per renderla più potente (Attacco Duo). Più avanti, il gioco ci proporrà un ulteriore elemento di combattimento, che tuttavia non voglio anticiparvi e che, tutto sommato, cambia poco lo schema generale.

I nemici proposti appartengono tendenzialmente al mondo animale di Fonte e sono creature corrotte dalla Ruggine, motivo per cui, una volta stordite, sarà per noi possibile placarle e farle tornare ad essere mansuete e collaborative. Molto raramente ci si contrapporranno veri nemici ostili, con ritmi d’attacco più serrati e scudi di vario genere da tenere sotto controllo.

Non aspettatevi, in nessun caso, battaglie impossibili o particolarmente difficili da portare a termine: Haven non si focalizza sul combattimento, bensì lo inserisce per movimentare una formula altrimenti troppo statica. Il gioco di The Game Bakers non vuole mai sfidarvi… solo intrattenervi.

Cosa si fa, dunque, quando la battaglia è terminata e il nostro duo è stanco e affamato? Si torna al Nido.

Una volta rientrati a casa, Yu e Kay possono dedicarsi alla cucina, preparando pasti con le risorse raccolte durante l’esplorazione, che aumentano il legame e la salute dei due: il parametro del legame va tenuto da conto per incrementare il livello dei protagonisti, che diventeranno più efficienti in combattimento tanto più il loro livello di affinità crescerà.

È inoltre possibile sintetizzare farmaci, farli chiacchierare sul divano, assistere a docce più o meno hot, intavolare discussioni su cosa li attende e farli dormire per recuperare energie e attivare filmati che facciano luce sulla lore del gioco o sul loro background.

Il gameplay di Haven si struttura quindi su di una routine che prevede l’esplorazione, il combattimento sporadico e il rientro al Nido per recuperare le energie e assistere ad interazioni intime tra i protagonisti. Una formula gradevole che, tuttavia, non risulta esente da difetti e che non può essere considerata l’elemento chiave della produzione, ma bensì l’ennesimo ingrediente, scelto per rafforzare l’impatto della storia d’amore tra i due.

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Haven – Recensione – Niente paura.

La forza dell’amore può tutto e sovrasta tutto, infondendo nel cuore di chi lo prova un coraggio e una sicurezza a tratti incomprensibili.

Forse è proprio per questo che nulla in Haven ci appare davvero minaccioso: il gioco non propone mai sezioni complesse o combattimenti dove bisogna studiare tattiche approfondite per vincere, ma bensì permette al giocatore di restare sufficientemente concentrato sulla storia e sul legame tra Yu e Kay, non distraendolo mai con altro.

Per tali motivi, la difficoltà del gioco risulta bassa anche a modalità Normale, tanto da spingere gli stessi sviluppatori ad avvisare il giocatore fin dall’avvio della partita che “Haven non è un gioco difficile, quindi puoi giocare a Normale senza temere di bloccarti”.

Per quanto concerne la longevità, invece, il prodotto risulta ben bilanciato, con 12 ore circa per il completamento della prima run. Considerate che al termine dell’avventura sarà possibile continuare l’esplorazione di Fonte, quindi le ore potrebbero aumentare; per chi fosse particolarmente veloce nel conseguimento degli obiettivi, inoltre, mi permetto di pronosticare una longevità pari a 8 ore circa… anche se, come sempre, sconsiglio di correre.

Il gioco va vissuto.

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Haven – Recensione – Uno stile che fa davvero innamorare.

Abbiamo parlato così tanto di amore che ho deciso di sbottonarmi un attimo e fare io stessa una dichiarazione a gran voce: mi sono INNAMORATA dello stile di Haven.

Il gioco propone una grafica in cell-shading davvero gradevole, con modelli dei personaggi morbidi e una palette di colori che rende benissimo sia addosso ai protagonisti che nell’ambiente proposto. Gli scorci di Fonte sono incantevoli e al calar della sera, in quei brevi momenti di transizione dettati dal tramonto, le sfumature a cavallo tra arancione e viola mi hanno spinta a fermarmi e a godermi la vista in più situazioni.

Belli anche i disegni associati ai dialoghi dei personaggi, con espressioni marcate ed esagerate in pieno stile anime e un’animazione delle cutscene che, sebbene semplice, sa convincere. Bellissime, poi, le tavole proposte durante i caricamenti, raffiguranti pezzi della vita dei due che rimarcano la naturalità e la semplicità della storia d’amore proposta.

Giacché li abbiamo nominati, devo però soffermarmi proprio sulla questione caricamenti: trovo inaccettabile, sebbene abbia giocato su Xbox One S e non su console di next-gen, che il titolo debba effettuare un’operazione di caricamento al passaggio tra un isolotto e l’altro o tra l’ambiente esterno e il Nido. I caricamenti durano pochi secondi e non sono particolarmente frustranti, ma sono troppi… davvero troppi.

Il gioco dà poi modo di selezionare due modalità, la Modalità Grafica (che mette in risalto il comparto visivo) e la Modalità Performance (che favorisce le prestazioni),accessibili ad inizio partita: nonostante io abbia privilegiato le performance, non sono stati rari i cali di frame-rate durante diverse fasi del gioco, a volte posizionati nel momento meno opportuno e destinati a rovinare l’impatto visivo di alcune situazioni.

Il doppiaggio originale, in lingua inglese, proposto per i due protagonisti è più che soddisfacente e l’adattamento italiano dei menù e dei dialoghi non lascia spazio a critiche di alcun tipo.

Una nota dolente è la colonna sonora, composta da brani molto belli da sentire ma insistentemente riproposti per tutta la durata del gioco: forse sarebbe stato meglio comporre qualche tema in più e alternarlo con sapienza a quelli già concepiti, così da non “stressare” l’orecchio del videogiocatore.

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Valentina Malara
Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Logorroica e amante delle discussioni costruttive, datele un argomento di conversazione a vostro rischio e pericolo!