La fotografia nel Cinema – Speciale – Cine60

Volete sapere come analizzare la fotografia nei vostri film preferiti? Oggi daremo una lettura veloce sui vari elementi da tenere d’occhio.

Premessa doverosa

Sia chiaro fin da subito che in questo articolo andremo solo a scalfire la punta dell’iceberg per quanto concerne l’argomento da titolo. Per uno studio molto più approfondito basta cercare su YouTube dei video a riguardo fatti da professionisti del settore con degli studi mirati sui fotografi più noti.

In questo articolo si vuole solo fare chiarezza per i profani e accennare agli elementi principali della fotografia cinematografica, grazie ai quali, sarà possibile apprezzare e giudicare in modo analitico le inquadrature dei vostri (e nostri) film preferiti. Cominciamo!

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Di cosa stiamo parlando?

Tutto ciò che vediamo a schermo è fotografia. Basti pensare che il cinema stesso è composto da frame, ossia singole fotografie che messe in sequenza generano movimento (cinema = κίνημα = movimento). Detto ciò vien da sé che ogni singolo frame necessita di uno studio compositivo alle spalle per poter fornire maggiori informazioni possibili al fine di descrivere la scena che stiamo vedendo e, nella maggioranza di casi, anche una (s)oggettiva bellezza estetica.

Specifico che, essendo il cinema composto da movimenti di camera, non si può reputare brutta la fotografia di un film solo perché, messo in pausa in un momento casuale, questa non sarà perfetta. È palese come la fotografia debba essere giudicata nel suo complessivo, composto da scene specifiche in cui quest’ultima si mostra al massimo splendore o scene in cui si può denotare una scelta stilistica precisa e coerente con sé stessa.

Dunque per poter giudicare una scena, cosa dobbiamo guardare? PERSONALMENTE guardo: rapporto, composizione, luce e colore.

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Gli elementi

Il rapporto d’aspetto, anche noto come aspect ratio, è il rapporto tra altezza e larghezza dell’inquadratura. L’esempio più noto di aspect ratio al momento risulta essere il film The Lighthouse di Robert Eggers, nel quale, possiamo notare un rapporto d’aspetto quadrato che ricorda il cinema di una volta. La scelta in questo caso è tutt’altro che casuale: il fotografo e il regista hanno concordato nello sfruttare questa tipologia di aspect ratio per donare al film una tonalità vintage che ben si sposa con la fotografia in bianco e nero e gli effetti visivi in stile anni 30′. Dunque le bande nere che spesso vedete nei vostri schermi non sono frutto di una casualità, bensì di una scelta ponderata dovuta anche dalla macchina da presa (o lenti utilizzate) e che può essere strettamente collegata con ciò che il film vuole trasmettere.

La composizione invece riguarda la scelta di come e dove posizionare soggetti e oggetti nello spazio contenuto nel campo d’inquadratura. Decidere di riprendere il protagonista dal basso riempiendo tutto lo schermo può essere una scelta per enfatizzare la potenza del personaggio, rendendolo enorme ai nostri occhi e occupando l’inquadratura con la sua importante presenza. Un altro studio compositivo può riguardare la presenza di oggetti confusionari dietro la testa del soggetto a schermo, come a simboleggiare una confusione mentale. Di esempi se ne potrebbero fare quasi infiniti, mi sono limitato a suggerirvi un paio di spunti per quando guarderete il prossimo film.

La luce e il colore per ultimi, ma non per importanza. Decidere di colorare un’intera scena di rosso può avere molteplici significati, ma di norma una scena rossastra avrà a che vedere con la passione, la rabbia, la violenza, il sangue… Una scena con molto viola invece può suggerire una sorta di magia nell’aria, una con il giallo spinge ad un’illuminazione e solarità ecc. Non sono regole fisse, la simbologia varia in base alla nazione, alla cultura ed alla istruzione a cui una persona è dedito, per cui, anche se la soggettività la fa da padrona, un bandolo della matassa sarà sempre possibile da trovare. Per concludere nominiamo le luci che se ben posizionate nel set possono accentuare una profondità caratteriale tramite il gioco delle luci e delle ombre. Lo schema più classico impone 3 luci ad illuminare il soggetto: una principale, una di riempimento nel lato scuro ed una luce di sfondo per staccare il soggetto da ciò che ha alle spalle.

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Conclusioni

Le parole dedicate ad ogni singolo elemento sono state limitate e, come detto in precedenza, sarebbe necessario un articolo di approfondimento per ogni singolo di loro e magari in futuro lo faremo. Per ora spero che questa infarinatura vi abbia aperto gli occhi, se foste profani a riguardo, su quanto studio c’è in ogni singola inquadratura e quanto lavoro comunicativo sia necessario per far arrivare i giusti stimoli nel modo più creativo, originale ed efficace possibile.

Stefano Ciociola
Artista di Schrödinger. Fotografo e Videomaker freelance, ossia disoccupato perenne tra un progetto e l'altro. Tra cinema, videogiochi e cartoni animati, cerca la gnosi spirituale per poter sopportare chi segue il mainstream più del proprio cuore. Fincher, Lynch, Noè e Lanthimos i suoi punti di riferimento, che lo guidano in un turbinio di cinico romanticismo. In 60 secondi consiglia film, riuscendo a infilare qualche tecnicismo e qualche insulto. La sua filosofia si traduce in "Non sono misantropo, è che mi disegnano così."