Euphoria – Recensione – Sam Levinson

Probabilmente una delle migliori serie degli ultimi anni, EUPHORIA, targata HBO, creata da Sam Levinson. Come un Teen Drama andrebbe fatto. Recensione in 60 secondi.

La nuova generazione di Teenager

Titolo non casuale.

Un teendrama che punta ad uno spietato realismo, una serie quasi perfetta che tocca tantissimi temi sensibili per la nuova generazione di adolescenti e non solo (quali droga, bullismo, cyberbullismo, adolescenza, dipendenza, sessualità). I disagi e le responsabilità che la tecnologia porta con sé, la difficoltà del sopravvivere in un mondo sempre più globalizzato che sta tentando di accettare le differenze culturali abbandonando un radicale tradizionalismo, i danni che le dipendenze si portano dietro. E abbiamo solo scalfito la punta dell’iceberg.

Sam Levinson, produttore esecutivo e creatore della serie, riesce nell’intento di raccontare la nuova generazione di Teenager americani grazie all’ausilio di una regia moderna, accattivante, sperimentale e, soprattutto, efficace. A questo aggiungiamo un montaggio perfettamente dosato e audace per un prodotto seriale, una fotografia da lasciare estasiati tante di quelle volte da perdere il conto e una colonna sonora di pezzi originali (e non) che si amalgameranno talmente bene nelle scene che già ora molte scene hanno ottenuto l’etichetta di cult.

Per ultimo le recitazioni, ma sia chiaro, non per importanza. L’abilità di TUTTI gli attori nel caratterizzare e gestire dei personaggi così complessi e tridimensionali viene fuori in ogni singola scena. Il pregio della scrittura, e montaggio, è quello di riuscire a dare il giusto spazio ad ogni singolo personaggio, che sia esso/a principale o secondario.

HBO riesce per l’ennesima volta a confermarsi come una delle case di produzioni migliori in tutto il mondo grazie a questa serie che raggiunge picchi di eccellenza in quasi tutti i suoi campi.

Che dire di più se non: RECUPERATELA!

Stefano Ciociola
Artista di Schrödinger. Fotografo e Videomaker freelance, ossia disoccupato perenne tra un progetto e l'altro. Tra cinema, videogiochi e cartoni animati, cerca la gnosi spirituale per poter sopportare chi segue il mainstream più del proprio cuore. Fincher, Lynch, Noè e Lanthimos i suoi punti di riferimento, che lo guidano in un turbinio di cinico romanticismo. In 60 secondi consiglia film, riuscendo a infilare qualche tecnicismo e qualche insulto. La sua filosofia si traduce in "Non sono misantropo, è che mi disegnano così."