Recensione – Otto 8Gameover (Anteprima Kickstarter) – Arcastudio

“Lo diciamo sul serio. Otto è una scoperta, non un’invenzione. Il linguaggio grafico con il quale è sviluppato si basa su principi matematico-geometrici che appartengono sia alla natura sia al cosmo. Nato dall’intuizione visionaria di Frank (Caniatti, ndr), questo è un gioco che potrebbe essere stato sviluppato da qualsiasi civiltà extraterrestre. Ogni materiale di gioco è universalmente comprensibile e non fa riferimento allo scibile umano.” Credo che questa premessa scritta dai produttori stessi sia il modo migliore per introdurvi ad Otto 8Gameover, un intrigante gioco da tavolo 100% Made in Italy che affronterà la sua campagna Kickstarter a partire dal 18 dicembre 2020!

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Esempio di setup di gioco

Appena ho saputo che avrei potuto mettere le mani su un’anteprima Kickstarter tutta italiana, non stavo più nella pelle, ma quando ho saputo che il gioco in questione è nato e prodotto nella mia Torino, beh, l’adrenalina mi è salita a mille! Otto 8Gameover (che per comodità d’ora in poi chiamerò solo Otto) è un astratto purosangue, la cui meccanica di gioco si basa su un semplicissimo piazzamento tessere, proprio come quel grande classicone di Carcassone. Così su due piedi, Otto potrebbe sembrare un gioco qualunque, ma invece quello che non è, è proprio un gioco qualunque.

La sua concezione, la sua creazione, la sua ispirazione alla geometria, ai numeri ed all’infinito (un 8 orizzontale) innalzano il gioco a qualcosa di più di un semplice concetto ludico portandolo ad un livello che gli autori definiscono sotto alcuni punti di vista “extraterrestre”. La storia di Otto, di come Franco Caniatti lo ha concepito, di come Otto si sia evoluto quasi in autonomia, di come tutta Arcastudio lo abbia perfezionato sino al limite estremo, sono parte integrante di un manuale che non vuol essere solo un mero e semplice regolamento, bensì vuole raccontare a suo modo quella che possiamo definire una vera e propria esperienza.

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Plance e segnalini

Nel visitare la pagina ufficiale di Otto, una cosa mi ha colpito più delle altre: il teorico numero di partite differenti è stato calcolato in 7,9228e28, un numero che non so quanti riescano a leggere correttamente. Ah, non vi ho ancora detto che tutto questo con “sole” 36 tessere di gioco. Com’è possibile direte voi? Non lo so, vi rispondo io: la risposta la troverete soltanto giocando. Solo così è possibile capire che cos’è veramente Otto.

Arcastudio consiglia il gioco per un’età compresa tra gli 8 e gli 88 anni e dichiara la durata di una partita in 36 minuti esatti. Anzi, la durata di una sfida, perchè in questo caso partita e sfida sono due concetti differenti. Come potete intuire dal tabellino segnapunti, il gioco finisce non appena un giocatore raggiunge i 24 punti, aggiudicandosi così la sfida; e per farlo dovrà accumulare punti giocando alcune partite (che mediamente sono tre). Quindi, vincere le partite per vincere la sfida. Ma cerchiamo di capire come si gioca ad Otto, ma soprattutto come si fa a vincere; vi spiegherò alcuni concetti base che vi aiuteranno a capire le meccaniche del titolo. Nel caso in cui vogliate invece conoscere il regolamento a fondo, vi invito a guardare il mio video tutorial proprio qui sotto.

UN VELOCE SGUARDO AL REGOLAMENTO…

Il setup è velocissimo: viene posizionata al centro l’elegante scacchiera vuota, il tabellino segnapunti e la torre con le tessere, poi ogni giocatore prende una plancia e piazza sopra i segnalini del colore scelto. Fatto ciò, ognuno pesca una tessera e la piazza scoperta nell’apposita sezione della propria plancia: colui che avrà la tessera con il “valore” più alto verrà dichiarato primo giocatore. Finalmente si comincia, il primo sfidante pesca una tessera e ne piazza una sulla scacchiera (potendo scegliere tra le due in suo possesso), conservando poi davanti a sé quella inutilizzata. Una regola fondamentale di Otto è che si può piazzare una tessera soltanto adiacente ortogonalmente ad un’altra tessera già presente sulla scacchiera.

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Il flusso di gioco è questo, molto semplice e lineare: pesca una tessera, una la piazzi ed una la tieni. Ma quando, piazzando una tessera si riuscirà a formare una delle tre figure dei segnalini (un cerchio piccolo, uno più grande od un quadrato, rispettivamente dal valore di 1, 2 e 4 punti), si potrà posizionare su di essa il segnalino corrispondente per reclamare il punteggio: nessun altro potrà più togliervi quei punti. Non è vero, vi ho detto una piccola bugia, esiste una possibilità che può farvi perdere i punti che avete conquistato: sembra incredibile, ma la risposta l’avete proprio davanti agli occhi. La risposta è la copertina del gioco, la risposta è 8Gameover.

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Come fare 8

Infatti, se durante il corso di una partita un giocatore riuscirà a formare un 8 (nonchè il simbolo dell’infinito) grazie proprio alla tessera raffigurata sulla scatola di Otto, allora la partita terminerà immediatamente con il punteggio di 8-0, ovviamente il favore di chi ha creato l’8: tutti gli altri punti conquistati vengono azzerati istantaneamente. Questa è una delle due condizioni di fine partita presenti nel gioco: l’altro caso in cui una partita deve concludersi immediatamente è quando la scacchiera è piena e non è possibile più piazzare alcuna tessera su di essa. In questo caso, si contano tutti i punti conquistati, facendo avanzare il proprio segnapunti. E come già detto, il primo giocatore che raggiungerà quota 24 (o più) punti verrà decretato il vincitore della sfida.

Ma non è finita qui, perchè Otto regala anche la possibilità di stravolgere le partite con le abilità delle Carte Segrete. Dopo qualche partita di apprendimento, potrete usare queste carte per scambiare tessere, spostare tessere sulla scacchiera, rubare le carte agli avversari o addirittura salvarsi dagli effetti apocalittici di un 8. Insomma, ne abbiamo per tutti i gusti.

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Le carte segrete

ALCUNE CONSIDERAZIONI…

Otto mi ha stregato sin dalla prima partita: vuoi perchè sono rimasto affascinato dalla sua storia, vuoi perchè dopo un minuto giocavo già a briglie sciolte o vuoi perchè quando ho aperto la scatola sono rimasto letteralmente a bocca aperta. L’essenzialità, la simmetria, l’ordine e la precisione con il quale tutto il materiale è stato inserito all’interno del box ha fatto breccia nel cuore di un precisino del cavolo come me. Segnalini in legno, tutte le plance in cartone spessissimo e con finitura lucida, insomma anche plastic-free tanto per gradire.

E il gioco? Otto è un titolo che mi sento di consigliare a tutti, dal giocatore occasionale a quello esperto, non lo consiglierei però a chi preferisce avere tutto sotto controllo. Infatti, come ogni pesca che si rispetti, l’effetto fortuna è ben presente, togliendo la possibilità di ogni sorta di strategia a lungo termine: per vincere ad Otto bisogna fare di necessità virtù, sviluppare una camaleontica capacità di adattamento ed avere anche un po’ la sorte dalla propria, senza ombra di dubbio.

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La dedica di Franco Caniatti

Il tutto è reso più complicato dal fatto che, non solo si possono piazzare tessere esclusivamente adiacenti ad altre già sulla scacchiera, ma dovete sapere che ogni tessera si abbina sempre con qualsiasi altra. Ma cosa comporta questo dettaglio? Comporta che ogni strategia può essere bloccata da chiunque in qualsiasi momento, fattore che accentua la necessità di dover usufruire di alcune pescate fortunate per poter assestare duri colpi agli avversari. Ma come ho accennato, in Otto è assolutamente indispensabile sapersi adattare alle situazioni, sapersi prendere i propri rischi e sapere quando sacrificare qualche punto per sperare di ottenerne molti di più.

In definitiva, definirei Otto un capolavoro di design, semplice, divertente, immediato ed adatto veramente a tutti. “Pesca la tessera, metti la tessera” rimembra un po’ l’antico motto “Metti la cera, togli la cera” del maestro Miyagi: quel sapore un po’ filosofico, a dimostrazione di come Otto sia a tutti gli effetti una vera e propria esperienza di gioco.

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I due manuali presenti nella scatola
Alessandro Pugliese
Classe '83, fiero torinese ed assiduo instagramer con lo pseudonimo "aleboardgamer", si considera con orgoglio un nerd di prima classe. Amante dei giochi da tavolo sin dalla tenera età di sei anni quando gli vennero regalati titoli d'antologia come Brivido, Hero Quest e L'isola di Fuoco, la sua missione è quella di espandere il credo dei boardgames per distogliere l'attenzione dagli smartphones e convincere le persone a riunirsi attorno ad un tavolo per socializzare, sviluppare l'ingegno e soprattutto divertirsi.