Madre! – Recensione – Darren Aronofsky

Oggi vi consiglio Madre! di Darren Aronofsky, film con più chiavi di lettura tutto da scoprire e con cui far salire l’ansia in un climax sempre più ascendente. Recensione video e testuale in 60 secondi.

Extreme Makeover: Aronofsky Home Edition

La bella Jennifer Lawrence, moglie del sempre affascinante Javier Bardem, si dedica al restauro della loro bella casa in campagna mentre il suo consorte cerca di superare la classica crisi del foglio bianco che, in quanto scrittore, gli impedisce di trovare pace. La loro pacata routine verrà interrotta dall’ingresso in scena di vari personaggi sempre più fastidiosi che inizieranno a mettere a dura prova la pazienza della donna di casa.

Darren Aronofsky mette in scena una storia che fa del disturbo e della suspense i suoi punti di forza. Il regista segue costantemente i movimenti della protagonista con un’inquadratura di lei in primo piano quasi costante, atta a mostrare il suo volto espressivo cambiare in base agli eventi che accadranno. Questa scelta porta ad empatizzare subito con la padrona di casa ed ogni emozione da lei provata passa attraverso lo schermo fino allo spettatore.

La scrittura si basa su un soggetto semplice che però nasconde interessantissime chiavi di lettura (ecologica, sociologica, religiosa ed esoterica). Tutti temi celati, ma mai banali che si amalgamano ad una narrazione dal climax ascendente.

Madre! risulta essere quindi un horror psicologico che agisce su più livelli, sia interpretativi che emotivi, giocando con la pazienza della protagonista e dello spettatore fino ad un finale con morale intrinseca. Non un film per tutti e sicuramente non per lo spettatore occasionale, ma, per chi volesse approfondirne i temi, siamo sicuramente di fronte ad un capolavoro di tecnica efficace in base al contenuto.

Stefano Ciociola
Artista di Schrödinger. Fotografo e Videomaker freelance, ossia disoccupato perenne tra un progetto e l'altro. Tra cinema, videogiochi e cartoni animati, cerca la gnosi spirituale per poter sopportare chi segue il mainstream più del proprio cuore. Fincher, Lynch, Noè e Lanthimos i suoi punti di riferimento, che lo guidano in un turbinio di cinico romanticismo. In 60 secondi consiglia film, riuscendo a infilare qualche tecnicismo e qualche insulto. La sua filosofia si traduce in "Non sono misantropo, è che mi disegnano così."