The Memory shop (2019) – Recensione – Christian Neu

The memory shop

L’edizione 2020 del Trieste Science+Fiction Festival ci regala molti spunti interessanti tra la moltitudine di visioni a disposizione. The Memory shop è un corto che ha rubato la nostra curiosità… ecco la nostra recensione!

The memory shop
The Memory shop

Tra i lavori visionati all’interno del festival, che vi ricordo terminerà il 5 novembre, un titolo ha attirato fin da subito la nostra attenzione. The Memory shop cortometraggio di origine Belga diretto da Christiaan Neu. Quest’opera ci porta direttamente nel futuro, dove sarà possibile acquistare la visione dei ricordi perduti. Le basi per strutturare una narrazione “Lynchiana” ci sono tutte, ma come ogni rappresentazione visiva poi bisogna imbattersi nella messinscena. Ricordiamo che l’aggettivo “Lynchiano” fa parte dei termini integrati dall’Oxford English Dictionary presi dal mondo del cinema, in questo caso viene definito come un aggettivo per descrivere opere cinematografiche caratterizzate o imitative dei film di David Lynch.

Recensione The Memory shop – Trama

Il film ci catapulta direttamente in una società del futuro, neanche troppo lontano da noi, siamo nel 2036. In quest’epoca esiste una società capace di farti ritrovare e rivivere i ricordi. Il cliente paga per rivivere alcuni momenti della sua vita riprovando le stesse emozioni.

La protagonista è l’attrice Katelijne Damen che interpreta una donna che vuole sfruttare questa tecnologia per rivivere il giorno in cui si è innamorata del suo attuale marito, un uomo che ormai, affetto da una demenza senile, non ricorda e fatica ed esprimere le proprie idee. Questa sua malattia fa soffrire la donna. L’interpretazione impeccabile dell’attrice fa trasparire tutta la tristezza e la delusione che la protagonista prova nel non riuscire condividere i ricordi più belli con il proprio marito, neanche quello del loro anniversario di matrimonio.

The Memory shop
The Memory shop

La donna decide di sottoporsi a questa seduta che la porterà a rivivere, mediante una stanza apposita, i ricordi di una giornata al lago, dove la storia con suo marito iniziò. Però qualcosa va storto, i ricordi troppo intensi creano un mal funzionamento del macchinario. La donna delusa ed affranta torna di fretta a casa, prova per l’ennesima volta a far emergere qualche ricordo nella mente dell’uomo, ma il tentativo è vano, o forse no…

Il corto si chiude sugli occhi del marito che sembrano riaccendersi quando incrociano un semplice bracciale di conchiglie al polso della moglie, lo stesso bracciale che l’uomo regalò alla donna in quella giornata al lago.

Riflessioni

La tematica offre importanti riflessioni sull’importanza dei ricordi. I ricordi come attimi vissuti, ma soprattutto condivisi. Le tecnologie possono regalarci molte cose, ma la condivisione delle emozioni è ancora un lusso che gelosamente alberga dentro l’essere umano. I ricordi possono dare tanto, come a loro volta possono togliere tanto se non si ha la possibilità di condividere quel ricordo con la persona che l’ha vissuto direttamente con te.

The Memory shop – Conclusioni

È bello vedere come la fantascienza, la tecnologia, offrano la tela per poter far emergere cosa veramente vuol dire essere un uomo. Questa relazione è stata gestita in maniera approfondita e la parte sentimentale emerge molto bene anche grazie all’ottima interpretazione degli attori. Aver utilizzato la tecnologia come contorno per valorizzare i sentimenti è stata una scelta messa in evidenza con delicatezza, ma sicuramente  molto efficace a livello emozionale.

Mi spiace che il corto ci metta un po’ prima di creare una relazione forte con il fruitore. Le prime immagini ti  rendono uno spettatore passivo e totalmente estraneo a livello empatico, ma da metà dell’opera la situazione cambia, vieni travolto improvvisamente dal lato umano della trama.

All’inizio facevo riferimento ad un aggettivo cinematografico che farebbe inorgoglire qualsiasi regista se associato alla propria opera, “Lynchiano”. Questo corto, una volta affrontata la visione, non rimanda a nessuna parvenza di opera Lynchiana. Anche se dalla trama del corto mi aspettavo qualcosa di più perturbante, sono rimasto piacevolmente colpito dall’umanità della pellicola, molto inaspettata.

The memory shop
The memory shop
Marco Salati
Scrive come tesi di laurea “ Il cinema nella mente” perché per lui la relazione tra cinema e psicologia è tutto. Ama vivere nel sogno, o semplicemente far vivere i suoi di sogni, purché questi vengano vissuti in maniera personale. Non dimentica mai che “In ogni strada di questo paese c'è un nessuno che sogna di diventare qualcuno” e in quel viaggio cosi folle “ Perdersi è meraviglioso”.