Tony Hawk’s Pro Skater 1+2 – Recensione – PS4, Xbox One, PC

Altro giro, altro remake, altra corsa, ma questa volta non si tratta di una corsa sui go-kart come l’ottimo remake di Crash Team Racing ci ha permesso di fare o di una corsa per scappare dal Nemesis come in Resident Evil 3 Remake, ma di una corsa sulle nostre fedelissime tavole munite di rotelle.

BACK TO (OLD) SCHOOL

I ragazzi di Vicarious Visions ci proiettano a 360° nel passato, creando un’esperienza skateistica digitale con le mani in pasta in varie epoche videoludiche e dimostrando di saper mischiare tutti gli ingredienti con furbizia e passione, fornendo un prodotto a metà tra un remake ed un reboot capace di attirare sotto la propria ala diversi tipi di utenti. Il tutto poi condito da una perenne nostalgia per gli anni ’90 che permea l’intera produzione. Se non si fosse capito, crediamo che Tony Hawk’s Pro Skater 1+2 sia uno dei più brillanti esempi di remake in senso classico di questa generazione, limitato solo dalla sua convinzione dogmatica nel mantenere una filosofia arcade vecchia scuola: vi spieghiamo il perché.

Guardiamo in faccia la realtà: siamo ormai arrivati alla chiusura di una generazione in cui il genere degli skateing-game ha fatto ben pochi progressi. Piuttosto che continuare a camminare nell’incertezza, quindi, Activision ha deciso di compiere, insieme ad alcuni passi avanti, anche altri e nostalgici passi nella direzione opposta, cercando di creare qualcosa che potesse riavvicinare la fanbase della serie in modo calmo ed appassionato.

Ai piani alti di Activision devono anche aver tenuto conto del fatto che ormai un remake del genere è una scommessa piuttosto sicura: una volta assunto un team veterano come Vicarious Visions, che ha già esperienza sul campo, e grazie a tutta la credibilità che operazioni del genere hanno riscontrato nel corso di questi anni, la strada poteva già definirsi in discesa. E così è stato.

Tony Hawk’s Pro Skater 1+2, esattamente come i classici degli anni novanta su PSX, ci permetterà di intraprendere un tour nei più folli parchi dedicati alle tavole su rotelle in giro per il mondo, pieni di obiettivi da depennare, collezionabili, segreti e combo da immaginare, programmare ed eseguire. Esattamente come i capitoli originali, i due giochi presentano una totale assenza di trama: tutto ciò che servirà per cominciare a skatare sarà selezionare un’arena e prepararci per i due minuti più adrenalinici della nostra giornata.

LA RICETTA PERFETTA (SANGUE, SUDORE E LACRIME)

Una volta completato l’esaustivo tutorial, in grado di farci comprendere come anche il più improbabile centimetro quadrato delle arene può essere sfruttato per continuare la nostra combo, dovremo scegliere da quale dei due capitoli classici iniziare. Le arene del primo Pro Skater risultano comunque lievemente più semplici e dal level design scolastico e calcolato, quindi prendete in considerazione l’idea di iniziare da lì.

In ogni caso, la prima volta che accederemo ad un’arena sarà come trovarsi davanti ad un puzzle in cui rampe, rail, ostacoli ecc. sostituiranno i pezzi di cartone colorato sparsi su un tavolo e starà a noi capire in che modo collegarli tra loro. Quasi come in un videogioco ad enigmi, vagheremo all’interno dell’area di gioco provando trick e combo, migliorando, di pari passo alla nostra consapevolezza dell’area di gioco ad ogni partita ricominciata, anche le nostre skill generali pad alla mano, in un sistema trial & error ben riuscito che, perfettamente in linea con i titoli originali, sa regalare non poche soddisfazioni. Prima di vedere dei risultati concreti però, saremo costretti a goderci svariate volte le numerose (e dolorose) animazioni di caduta del personaggio, che varieranno in base alla fisica della caduta stessa.

Il gameplay di base è quindi sostanzialmente rimasto invariato e strettamente arcade, in parte “limitato” da una struttura di sfida a tempo che certamente funziona ed è maniacalmente curata, ma che da un lato potrebbe allontanare un pubblico meno avvezzo a questo tipo di esperienza.

L’opera dei ragazzi di Vicarious Visions, come detto, non si limita però ad un semplice rifacimento estetico: le mappe di gioco hanno anche visto delle leggere modifiche al level design qua e là, per adattarsi ad un gameplay ritoccato con il giusto apporto di meccaniche moderne. E’ proprio qui, infatti, che questo remake fa totalmente centro nei cuori di vecchi e nuovi videogiocatori.

MILLENNIO NUOVO, VITA NUOVA

Il fascino del vagare  per le strade della City in cerca di combo da provare (fallire) e riprovare (ri-fallire) è rimasto sostanzialmente lo stesso, congelato negli eoni come il fascino di una città fantasma in attesa di essere ripopolata.

Da un punto di vista puramente ludico, come dicevamo, era impensabile non effettuare dei restauri alla colonna portante del gioco. Non solo le texture e la fludità delle animazioni hanno subito un salto generazionale di qualche decennio, ma gli sviluppatori hanno infatti pescato a piene mani dal passato della serie per inserire le migliori meccaniche di gameplay di ogni capitolo, creando così di fatto un reboot/restart definitivo per la serie, una collezione di 20 anni di progressi in ambito skateistico videoludico.

E’ proprio questo il motivo per cui Tony Hawk’s Pro Skater 1+2 risulta essere un remake illuminato, una vera e propria ripartenza per tutti, che mischia in modo convincente presente e passato, lasciandoci speranzosi per il futuro della serie.

STREET CRED

L’attenzione nei più minimi dettagli di certo non manca nel vecchio/nuovo capitolo che porta il nome del campione di skate californiano. Performando trick, completando obiettivi e battendo sfide otterremo skatedollari (sì, si chiamano davvero così!) con cui comprare magliette, pantaloni, scarpe e persino calze per il nostro skater customizzato. Vi è inoltre una quantità indifferente di skate-porn: sarà infatti possibile modificare più o meno tutto della nostra tavola, dalle decalcomanie nella parte superiore ed inferiore, fino al colore delle rotelle.

Potremo, last but not least, comperare personalizzazioni per il nostro skate-park personale, da creare da zero con passione, cura ed anche un po’ di sadismo, e da condividere poi online, sfruttando le funzionalità multiplayer del titolo. Funzionalità che comprendono anche delle partite classificate online in cui vetrinare le proprie skill ed i propri record sul panorama videoludico mondiale, in un modo che ricorda da vicino le classifiche dei livelli di Rayman Legends.

FASCINO METROPOLITANO

Da un punto di vista puramente tecnico, il titolo si difende bene grazie ad un ottimo utilizzo dell’Unreal Engine, che ha permesso al team di ricreare (ed anche lievemente modificare) tutte le aree di gioco dei capitoli originali, dalle zone cittadine agli skate park, dagli hangar ai cortili delle scuole, il tutto con una bassa ripetitività di texture e modelli poligonali che restituisce un colpo d’occhio davvero notevole.

Ad arricchire l’atmosfera ci pensa anche la colonna sonora, semplicemente da urlo, che comprende tutti i pezzi di quella originale più alcune sonorità moderne, creando quindi, anche a livello acustico, un calderone in cui i decibel di tutte le ere vanno ad incrociarsi, spaziando dall’alternative metal al post punk, passando dalla trap.

Pietro La Selva
Il suo vero nome è Pietro, è del '94 ed è appassionato di videogiochi e di altre forme di intrattenimento, come film e libri, soprattutto a tema fantascientifico. Insomma, il classico nerd ma senza il QI sopra la media. Si nutre di mele pixellose quasi ogni giorno, che di certo non gli levano il medico di torno.