Paris: La Citè de la Lumière – Recensione – Devir Italia

Paris: La Citè de la Lumière – Recensione di Alessandro Pugliese

Parigi, 1889. Quella che da sempre era conosciuta come “La Città delle Luci” ha finalmente scoperto l’illuminazione elettrica, simbolo della sempre più incalzante evoluzione umana. Entrano così in gioco i personaggi più importanti della nobiltà francese che tenteranno con tutte le loro forze di costruire gli edifici più belli e meglio illuminati, in modo influenzare il popolo, ispirare gli artisti da strada e ricevere così la meritata gloria. Ecco la nostra recensione di Paris La Citè de la Lumière…

La premessa iniziale è quantomai intrigante nonchè molto legata ad un preciso momento storico vissuto da Parigi. Il 1889 fu un anno decisamente importante per la “Citè” che, oltre ad essere divenuta il simbolo più rappresentativo della Belle Epoque, si apprestava a diventare una delle città più importanti del Mondo, grazie alla costruzione della Torre Eiffel. E’ l’anno dell’Esposizione Universale, una vetrina mondiale che permise alla capitale francese di aumentare il suo immenso fascino a dismisura, grazie anche al passaggio all’Illuminazione Elettrica. Il lume della candela venne sostituito dalle nuove lampadine ed il chiaro di luna cedette il passo alla luce dei lampioni, ormai presenti in ogni vicolo e quartiere. E così le persone più altolocate decisero di prendere l’occasione al balzo per costruire fantastici palazzi illuminati a dovere con l’intento di guadagnare la maggior popolarità in città.

E proprio questi due nobili personaggi saranno i protagonisti di Paris La Citè de la Lumière, un gioco di strategia e piazzamento tessere per 2 giocatori, ideato da Josè Antonio Abascal, edito nel nostro paese da Devir Italia e della durata indicativa di circa 30 minuti a partita. Non fatevi ingannare dalla scatola piccola, perchè all’interno troverete un grado di profondità appagante ed un’interazione diretta che in molti casi potrà trasformarsi in vera e propria cattiveria!

Paris La Citè de la Lumière – Recensione – Diamo un’occhiata al regolamento…

Il libretto delle istruzioni di gioco è solo la prima di tutte le chicche inerenti ai materiali di Paris (per comodità, lo abbrevierò così); leggere il regolamento infatti vi darà la sensazione di stare leggendo un giornale dell’epoca, in quanto la sua grafica ricorda in tutto e per tutto un quotidiano in piena Belle Epoque.

Detto ciò, il gioco si presenta semplice da imparare ed intavolabile in pochi minuti. Le otto pagine totalI sono per metà coperte da piacevoli immagini ed i concetti da digerire sono pochi e ben spiegati.

Dopo aver svuotato la scatola dei suoi componenti, scopriamo con piacevole sorpresa che il tabellone di gioco è in realtà il box stesso: un quadrato disegnato con un pavè d’altri tempi. Ogni giocatore prende le rispettive tessere acciottolato, le pedine camino ed i segnalini bonus, mentre attorno al tabellone vengono posizionate otto delle dodici cartoline azione (scelte ogni volta casualmente). Dopo che ognuno ha mischiato le proprie tessere acciottolato, ne crea una pila coperta davanti a sè; inoltre, vengono presi tutti gli edifici “polimini” e messi a facile presa per tutti. Può cominciare così la partita, la quale si svolge attraverso due fasi ben distinte.

Nella prima fase, a partire dal primo giocatore, ognuno ha a disposizione due scelte: o pescare la prima tessera acciottolato dalla pila coperta e piazzarla ovunque sul tabellone (a patto che si rispettino i confini imposti dai puntini bianchi) oppure prendere uno degli edifici, da piazzare poi nella fase successiva. Si procede alternandosi, finchè tutti e due i partecipanti non hanno piazzato tutte le proprie tessere acciottolato: il primo dei due a fare questo sarà automaticamente decretato il primo giocatore nella fase due. Ricordiamo che non è più possibile ottenere edifici una volta che sono state esaurite le proprie tessere pavimento.

Nella seconda ed ultima fase, si raccolgono i frutti della precedente. Infatti, ora (sempre alternati a turni) sarà possibile piazzare i propri edifici ottenuti precedentemente all’interno delle piastrelle del proprio colore (quindi o solo arancioni o solo blu) e su quelle viola, considerate jolly. Non sarà però possibile piazzare edifici sui lampioni, i quali fungono da moltiplicatori per il punteggio degli edifici (esempio, se un palazzo grande cinque spazi va a toccare tre lampioni otterrà ben quindici punti – 5×3=15).

Ma piazzare edifici non è l’unica azione disponibile in questa fase, infatti al posto di quest’ultima ognuno può utilizzare un proprio segnalino bonus per poter beneficiare delle abilità delle cartoline azione presenti sul tavolo. Esse permettono di poter ingaggiare artisti da strada, costruire statue e fontane, scambiare edifici, ingrandire quelli già costruiti e molto molto altro.

Quando ognuno avrà esaurito tutti i propri edifici (oppure non potrà più piazzarli) e tutte le cartoline saranno state prese, il gioco avrà termine ed avrà inizio il conteggio dei punti. Verranno sommati i punti ottenuti con gli edifici illuminati, un punto per ogni quadrato presente nel complesso di palazzi più grande, -3 punti per ogni eventuale edificio non piazzato (una cartolina può annullare questo malus) e i bonus ottenuti tramite l’utilizzo di particolari cartoline. Non sto neanche a dirvi che colui che avrà totalizzato il maggior numero di punti verrà nominato il nobile più glorioso della Parigi di fine ‘800!

Paris La Citè de la Lumière – Recensione – Alcune considerazioni…

Come ho già accennato in precedenza parlando dello sfizioso libretto di istruzioni, sono proprio i materiali una delle parti migliori di Paris. Curati e dettagliati con visibile passione e dedizione, ogni singolo pezzo di questo gioco è un vero e proprio inno alla Parigi di quegli anni. Tutte le tessere a disposizione dei giocatori subiscono una scelta cromatica veramente a tema, così come le cartoline che rappresentano il vero apice di questa produzione; infatti, se da un lato esse comunicano ai giocatori le abilità di cui sono in possesso, dalla parte opposta si possono ammirare dei meravigliosi disegni fatti a mano che mostrano luoghi e simboli caratteristici della capitale francese, in perfetto stile Belle Epoque. E poi come facciamo a non amare quei bellissimi meeple a forma di comignolo?

Peccato però che rimettere a posto tutto il materiale non sarà affatto impresa semplice. Infatti, l’interno della scatola è molto alto, lasciando poco spazio per poter ritirare il tutto. Dovrete quindi fare un vostro preciso ordine mentale per studiare il miglior incastro per farci stare tutto. Non un difetto drammatico, ma sicuramente può far storgere il naso agli amanti dell’ordine.

Sicuramente l’altro pezzo forte di Paris è proprio il suo gameplay, pensato esclusivamente per due soli giocatori. Le due fasi distinte di gioco sembrano quasi due giochi diversi che vanno poi ad incastrarsi perfettamente l’uno con l’altro. La fase iniziale è quella più strizzacervelli ed è importante (se non fondamentale) per giocare al meglio in quella successiva. I dubbi sono veramente tanti: scegliere di piazzare una tessera acciottolato significherà non poter scegliere un edificio in quel turno ed inoltre bisognerà cercare di combinare al meglio i propri colori sul pavimento centrale, mentre scegliere di ottenere uno degli edifici disponibili potrebbe far perdere del posto utile proprio a piazzare l’edificio stesso. Questi dilemmi sono la colonna portante di questa prima fase che come potete aver intuito rendono Paris un vero e proprio gioco di strategia e deduzione.

Ma i dilemmi non finiscono qui e continuano senza pietà anche nella seconda fase: piazzare subito gli edifici presi sfruttando i propri colori sul pavimento attaccandosi a quanti più lampioni possibili oppure sfruttare al meglio le cartoline azione per conquistare una buona quantità di punti bonus? 

Come potete vedere, Paris è un gioco davvero profondo ed impegnativo a discapito delle sue dimensioni quasi portatili. Ma c’è ancora un fattore che contraddistingue Paris ossia l’interazione tra i giocatori, la quale può diventare in alcuni frangenti veramente “cattiva”. Non tanto nella prima fase che viene gestita prevalentemente come una tappa di studio e pianificazione, quanto nella fase finale dove piazzare un edificio rubando le piastrelle viola all’avversario vi farà conquistare ogni epiteto possibile immaginabile. E perchè rubare subito una cartolina, rovinando prematuramente i piani altrui non è considerata cattiveria? Eh sì che lo è!

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Alessandro Pugliese
Classe '83, fiero torinese ed assiduo instagramer con lo pseudonimo "aleboardgamer", si considera con orgoglio un nerd di prima classe. Amante dei giochi da tavolo sin dalla tenera età di sei anni quando gli vennero regalati titoli d'antologia come Brivido, Hero Quest e L'isola di Fuoco, la sua missione è quella di espandere il credo dei boardgames per distogliere l'attenzione dagli smartphones e convincere le persone a riunirsi attorno ad un tavolo per socializzare, sviluppare l'ingegno e soprattutto divertirsi.