The Last of Us Parte II – Recensione – PS4

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The Last of Us Parte II – Recensione di Valentina “AkemiMas” Malara

The Last of Us Parte II aveva su di sé un carico di aspettative e responsabilità che pochi titoli, ormai, si possono permettere di portare sulle spalle: la produzione di Naughty Dog non è solo l’erede di un primissimo titolo capace di far discutere ancora oggi, a 7 anni dal rilascio, ma anche uno dei giochi che chiudono l’attuale generazione e che devono far ricordare PlayStation 4 nel migliore dei modi. Dopo una lunga attesa, fatta di rimandi ed esitazioni sulla data effettiva di lancio, il gioco è giunto sugli scaffali il 19 Giugno 2020 in esclusiva per la piattaforma Sony e ha finalmente mostrato al mondo videoludico e non di cosa fosse capace. Cercando di fare chiarezza su quanto visto, giocato e provato, vi proponiamo oggi la nostra recensione su The Last of Us Parte II, una nota speciale nel canto del cigno della generazione.

 

The Last of Us Parte II – Recensione – Il ciclo della violenza.

Una premessa è doverosa: nel corpo della recensione potreste trovare qualche piccolo “spoiler” sul primo The Last of Us, solo perché diamo per scontato che chiunque si voglia approcciare al secondo capitolo lo faccia partendo dalla solida e doverosa base del primo gioco del brand, senza il quale empatizzare con la storia di questo sequel risulterebbe ben più complicato.

Detto ciò, la nostra avventura riprende esattamente da dove la avevamo lasciata e il gioco si apre con Joel che spiega a suo fratello Tommy quanto avvenuto nella base delle Luci: l’uomo ha infatti salvato la vita di Ellie, rinunciando, di fatto, al vaccino contro il fungo che corrompe gli uomini fino a farli diventare infetti e portandola in salvo nella comunità di Jackson; proprio a Jackson muoveremo i nostri primi passi, impersonando una Ellie ormai più che diciottenne e impegnata nel preservare e sostenere la città, cacciando gli infetti insieme ai suoi compagni.

Ovviamente qualcosa va storto e ben presto ci ritroveremo ad affrontare un viaggio votato alla vendetta, una vendetta che consuma tanto le vittime quanto i carnefici.

The Last of Us Parte II ci propone una narrativa intensa e cruda, un focus profondo su quello che è il “ciclo della violenza”, colpevole di imprigionare coloro che vi entrano in un vortice apparentemente senza fine.

La produzione di Naughty Dog non è buonista, non risparmia da scene violente e scelte fatte all’insegna dell’irrazionalità e del trasporto emotivo, non sceglie mai la via facile e intreccia le storie di più personaggi sapientemente, riuscendo a mostrare le luci e le ombre di ognuno, trasformando i “buoni” in “cattivi” e viceversa.

Quello che lo studio ci offre è infatti un mondo verosimile, dove la morale è delineata dalle intenzioni e dalle prospettive e che raramente ci offre situazioni globalmente positive o negative, lasciandoci sempre correre su quel filo sottile tra il giustificato e l’ingiustificato. Parlare di un gioco simile senza fare esempi concreti della sua storia è davvero complesso, ragion per cui ci limitiamo a dirvi che The Last of Us Parte II fa un lavoro egregio di narrazione e impostazione, si propone come un gioco crudo e spietato, vi mette in situazioni ambigue che non digerirete troppo facilmente e lo fa per tutta la durata della sua campagna, senza sbagliare un colpo… o quasi!

Il ritmo è serrato, ma sono presenti due o tre fasi più “diluite”, leggermente allungate sia in termini di narrazione che di gameplay; se gestite meglio avrebbero consentito al gioco di raggiungere la perfezione dal punto di vista strutturale, ma così non è stato.

Tuttavia, ciò non va a compromettere la qualità complessiva di una storia che vi lascerà con forti mal di pancia, lacrime agli occhi e un senso di vuoto al termine, quando la parola “fine” apparirà sullo schermo e vi renderete conto di essere nuovamente orfani di un gioco strepitoso… esattamente come nel 2013.

The Last of Us Parte II – Recensione – L’intelligenza dello sviluppo.

Il gameplay della produzione emerge come consolidato e rafforzato rispetto a quello del primo capitolo, esalta i generi già precedentemente messi in campo e assottiglia la distinzione tra scena di intermezzo e scene di gameplay, impedendo al giocatore di sollevare le mani dal controller in un qualsiasi momento.

L’action survival già ammirato in The Last of Us torna quindi proponendoci una serie di dinamiche più intricate e costringendoci a fronteggiare nemici di diversa natura; in tal senso, l’IA nemica è stata sensibilmente migliorata e sarà molto complicato, soprattutto contro le fazioni umane, gestire gli scontri a fuoco senza pensare bene prima di effettuare le nostre mosse.

I nemici ci cercheranno, sguinzaglieranno i cani per seguire la nostra scia, seguiranno rumori e movimenti nell’erba e tenderanno ad accerchiarci una volta scoperti, scaricandoci contro raffiche di proiettili e attaccandoci fisicamente con grosse armi.

Gli infetti invece si suddivideranno in specie ben distinte, ognuna affrontabile con metodologie diverse: re-incontreremo i Runner, veloci e numerosi, e i Clicker, ciechi ma terribilmente pericolosi e attenti al minimo rumore; fronteggeremo nuove minacce, come gli Stalker, già visti nel primo capitolo ma re-inventati, ora più silenziosi e sempre appostati nell’ombra, o gli Shambler, bestioni grossi e ripugnanti da buttare giù con raffiche di fucile a pompa e molotov. Ogni passo in questo nuovo mondo di gioco è un passo verso il pericolo e verso l’ignoto, ragion per cui Naughty Dog ci ha offerto un sistema di crafting migliorato e un arsenale di armi da gestire con intelligenza.

Le risorse saranno sparse per gli edifici abbandonati e alcune bocche da fuoco saranno ben nascoste dentro casseforti protette da codici da reperire nell’area, se si vuole ottenerle: con i frammenti metallici potremo applicare diverse modifiche alle armi presso uno dei tanti banchi da lavoro disseminati per le mappe, modifiche ben visibili sull’arma stessa grazie al lavoro grafico eccelso operato dal team; ogni aspetto, dalla diminuzione della dispersione al mirino ottico, si rivelerà utile nelle diverse situazioni di battaglia, dove sarà necessario gestire bene anche la creazione di molotov, bombe fumogene e mine, introdotte in questo capitolo per essere lasciate sul terreno, nell’attesa che i malcapitati ci passino di sopra.

Ovviamente anche la cura dovrà essere controllata e sarà possibile recuperare le energie con gli snack disseminati per le zone di gioco o con i classici kit medici, craftabili o reperibili; fondamentale è poi sfruttare le pillole per migliorare le varie abilità della nostra protagonista, inizialmente infime ma in rapida espansione a seconda dei manuali che troveremo e che ci faranno sbloccare delle diverse aree di progressione: avremo infatti la possibilità di migliorare il corpo a corpo, la precisione, lo stealth e molto altro, solo prestando attenzione all’ambiente circostante al fine di trovare dei libri appositi che ci “insegnino” come fare.

Parlando di stealth, Naughty Dog ha decisamente favorito questo tipo di approccio, introducendo l’erba alta e la possibilità di accovacciarsi: Ellie potrà infatti stendersi sulla pancia o sulla schiena per nascondersi nell’erba o sotto i veicoli, al fine di celarsi alla compagine nemica; come detto in precedenza, l’IA è più intelligente e non pensiate di essere al sicuro solo perché ben nascosti, poiché i gruppi umani tenderanno a cercare in ogni angolo pur di trovarvi.

La posizione distesa incrementa la mira e riduce il rumore, oltre che la visibilità, ragion per cui sarà facile sfruttare armi silenziate, coltelli o archi per fare una carneficina senza emettere suono; ricordate, però, che i membri dei gruppi si conoscono e trovare un compagno o un cane a terra non farà che incrementare lo stato di allerta, oltre che a farvi sentire terribilmente in colpa per il dolore che il resto del gruppo sentirà nello scoprirne la morte, quindi state bene attenti a chi uccidete e a quando uccidete.

Sarà infine possibile sfruttare alcune dinamiche situazionali a vostro favore: poniamo infatti l’esempio di un gruppo di Clicker molto vicino ad un gruppo di Lupi, intenti a cercarvi… perché sprecare risorse quando potreste semplicemente scagliarli gli uni contro gli altri?

Il team ha poi deciso di sperimentare una piccola sezione open-world che, dobbiamo riconoscerlo, è stata realizzata con incredibile cura: Ellie potrà spostarsi a cavallo nel centro di Seattle, esplorando aree ed edifici in piena libertà, ciascuno di essi con un incredibile livello di dettaglio interno ed esterno.

I nostri compagni di viaggio saranno molteplici e ciascuno di loro possiederà un’IA nettamente superiore a quella che la stessa Ellie aveva nel primissimo capitolo: gli alleati uccideranno, si nasconderanno, coglieranno le opportunità che l’ambiente regalerà loro e sapranno consigliarci nel caso perdessimo la via. In poche parole, i tempi in cui Ellie, nel primo The Last of Us, passava davanti ai Runner e quest’ultimi non la vedevano sono decisamente finiti!

The Last of Us Parte II – Recensione – L’arte sta nei dettagli.

The Last of Us Parte II è un gioco composto da tanta qualità evidente e da una serie di dettagli che solo un occhio attento e una seconda run possono rivelare. Il lavoro tecnico-grafico di Naughty Dog è qualcosa di assolutamente eccelso, mai visto prima: le animazioni dei personaggi sono dettagliate e situazionali, ogni oggetto viene raccolto in modo diverso a seconda dell’angolazione, i denti saltano via dalla bocca degli oppositori quando li colpiamo alla testa con un’arma o un pugno ben assestato, la polvere si sposta sul pavimento delle stanze quando ci passiamo sopra.

Ognuno di questi particolari non fa che incrementare la resa visiva eccelsa che già traspare dall’ottimizzazione del sistema di illuminazione, dalla gestione e dal livello di dettaglio degli ambienti, dalle animazioni facciali e dalle texture utilizzate.

I caricamenti sono praticamente inesistenti, ritroviamo solo quello iniziale e quello in caso di morte, il gioco resta sempre fluido e non ci dà mai la sensazione di esitare. Sì, le vostre PS4, che siano Slim, Standard o Pro, sentiranno sicuramente la sua “presenza”, del resto la produzione Naughty Dog è esigente e potreste ascoltare le ventole prendere il volo in più occasioni, ma possiamo assicurarvi che quanto giocato è ben ottimizzato e non vi sono mai stati rallentamenti o crash di sorta. La nostra partita, per dovere di cronaca, si è svolta su una PlayStation 4 Standard.

Un solo glitch ha “rovinato” la perfezione dell’esperienza, un’inezia che vi riportiamo solo per completezza e trasparenza delle informazioni: Ellie ha lanciato una bottiglia contro un Runner, tuttavia la bottiglia non si è vista e vi è stata solo l’animazione dell’infetto colpito. Che ne pensate? Decisamente superabile.

La colonna sonora, infine, è semplicemente strepitosa: i brani fanno vibrare le vene e le ossa, la cura per il comparto audio traspare dai suoni dell’ambiente, dalla resa dei colpi e dal suono della ricarica dell’arma, dal gocciolio dell’acqua quando usciamo da un fiume, dal guaito dei cani colpiti alla gola con un coltello e dal suono che il coltello fa, nel colpirli.

The Last of Us Parte II vive, respira all’orecchio del giocatore, non è un semplice gioco ma un’esperienza di ben altro calibro.

The Last of Us Parte II – Recensione – Accessibile come pochi.

Un ultimo plauso va fatto alla gestione dell’accessibilità da parte del team.

Non abbiamo mai visto prima un gioco così “personalizzabile” a seconda delle preferenze dell’utente, a partire dalla difficoltà: oltre i livelli predefiniti, già conosciuti in The Last of Us, abbiamo dei settaggi approfonditi che ci permettono di modellare la difficoltà dei singoli aspetti del gioco, dall’offensiva nemica al reperimento di risorse.

Il gioco saprà facilmente portarvi via un minimo di 25 ore, andando ad aumentare considerevolmente se esplorerete con attenzione o se vi dedicherete meticolosamente agli scontri a fuoco.

 

Valentina Malara
Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Logorroica e amante delle discussioni costruttive, datele un argomento di conversazione a vostro rischio e pericolo!