Bunny Kingdom – Recensione – Mancalamaro

Recensioni Giochi da Tavolo – Bunny Kingdom – recensione di Alessandro Pugliese

Un magico Mondo di pucciosi coniglietti, carte da giocare, territori da conquistare e risorse da gestire. Ed allora, pronti a conquistare il Reame ed ottenere la somma onorificenza di “Coniglio dalle Grandi Orecchie”?

 

Quanti di voi conoscono Richard Garfield? Non sto parlando di quel paffuto e simpatico gatto arancione, bensì di un uomo che nel lontano 1993 inventò dal nulla il gioco di carte più famoso del mondo, un certo Magic: The Gathering. Vi dice qualcosa adesso? Ma Garfield non è solo sinonimo di Magic, infatti tra le sue creazioni troviamo anche Netrunner, King of Tokyo e Bunny Kingdom; proprio quest’ultimo è il protagonista di questa recensione.

Bunny Kingdom è un piccolo gioiello da tavolo datato 2018 per 2-4 giocatori della durata media di 45 minuti e localizzato in Italia da Mancalamaro; esso vi trasporterà in un fiabesco reame di conigli disegnato dal bravissimo Paul Mafayon, già conosciuto per aver donato il suo tocco artistico a Looney Quest, Tikal e Mexica, tra gli altri.

Un reame che dovrete conquistare a colpi di carte, ottenendo risorse e completando le missioni istituite dal Sommo Re: il vincitore verrà nominato “Il Coniglio dalle Grandi Orecchie”. Questo è il tema generale del gioco e posso garantirvi che durante la partita, lo sentirete più di quanto possiate immaginare.

Ma che genere di gioco è Bunny Kingdom? Garfield è riuscito a collimare due generi estremamente diversi tra loro, ovvero il drafting di carte ed il posizionamento lavoratori con annessa gestione delle risorse.

Generi che possono sembrare non molto compatibili tra di loro, ma che qui si incastrano a meraviglia creando un matrimonio coi fiocchi. Già Oh My Goods era riuscito a creare un buon mix di carte e gestione risorse, ma in Bunny Kingdom i livelli di sfida e profondità risultano essere decisamente più alti.

Allora affilate i denti, riparate le vostre orecchie ed armate le vostre zampe, si parte alla conquista del Regno!

BUNNY KINGDOM – DIAMO UN’OCCHIATA AL REGOLAMENTO…

Ebbene, sfida e profondità sono proprio le due parole chiave, l’anima di questo gioco. Ovviamente, le carte sono la componentistica principale del titolo, in quanto è proprio il loro drafting il fulcro generale dell’opera. Attraverso 4 turni di gioco uguali tra loro, bisognerà giocare carte per posizionare i conigli e conquistare territori per produrre risorse base (legno, carote e pesci) e di lusso (perle, oro e molte altre), per erigere città e per conservare le pergamene dei tesori e delle missioni Reali.

Le Carote d’Oro (così vengono chiamati i punti del gioco) possono essere ottenute con la creazioni di Feudi (più territori collegati tra di loro, aventi ognuno di essi città e risorse da poter moltiplicare), con l’acquisizione di tesori e con il completamento delle varie missioni.

Parlavamo di sfida e profondità, ed è proprio dal setup che comincia tutto. Infatti, in base al numero di giocatori, Bunny Kingdom offre due approcci di gioco molto differenti: in 2 giocatori avremo una differente distribuzione delle carte che nell’esperienza a 3 o 4 giocatori. E quindi, se le 182 carte garantiscono millemila partite diverse (per il fatto che non usciranno mai tutte durante una partita), questa differenza di setup iniziale sostanzialmente sdoppia Bunny Kingdom in quasi 2 giochi diversi tra loro. 

Volete sapere perchè? Partiamo analizzando una partita a 3-4 giocatori. Vengono distribuite 12 o 10 carte in mano, vengono scelte due carte da giocare tutti in contemporanea, si rivelano, si eseguono le azioni ed infine si passa la mano all’altro giocatore. In questa situazione, l’approccio alla partita risulta essere più “solitario”, ognuno pensa prevalentemente ad ingrandire il proprio dominio: l’interazione è giocoforza bassa, in quanto diventa difficile infastidire gli avversari.

Si potrebbe mettere i bastoni nelle ruote nei feudi altrui, ma con il rischio di perdere territori utili al proprio dominio. Tutto questo cambia invece quando sono 2 i giocatori a contendersi il titolo del “Coniglio dalle Grandi Orecchie”.

Una mano di 10 carte ed una riserva di altrettante 10 carte a testa, si pesca una carta dalla riserva, se ne gioca una ed un’altra viene scartata, si eseguono le azioni e si passa la mano. In questo caso, capite come l’approccio alla partita cambi radicalmente.

Come per magia, appare un’interazione tra i contendenti veramente infida e spietata. Ora il dilemma diventa doppio: non solo più “cosa scelgo di giocare?”, ma ora anche “cosa tolgo all’avversario?”.

E quindi, se nell’esperienza a 3-4 giocatori vedrete passare le carte di mano in mano e nulla di più, nel testa a testa invece ognuno avrà il controllo dei propri scarti, fattore che lo porterà a conoscere le carte che non sono più in gioco. Così stando, le tattiche attuabili aumentano a dismisura, espandendo di molto l’esperienza di gioco.

BUNNY KINGDOM – ALCUNE CONSIDERAZIONI…

Il regolamento è molto semplice e comprensibile, poche pagine spiegano in modo esauriente tutto quelle che serve sapere e, dopo la prima partita di rodaggio, si può partire a spron battuto.

Servono invece cinque o sei partite per memorizzare bene tutte le carte in gioco, fattore utile a pianificare più strategie durante la partita; è infatti cosa molto frequente, soprattutto se si gioca uno contro uno, dover aggiornare di turno in turno i propri obiettivi a causa delle mosse degli antagonisti. E sarei ingiusto se vi dicessi che in tutto questo la fortuna non c’entra nulla. Dove ci sono carte da pescare, la fortuna e la sfiga sono sempre presenti, pronte a farvi pagare il conto anche se quello che dovrebbe pagare non siete voi, ma gli altri.

Vi capiterà di avere in mano territori che non vi servono a nulla, vedrete i vostri avversari riempirsi di città e risorse, ma questo non deve farvi perdere d’animo, infatti il sistema delle pergamene è un forte incentivo ad andare avanti a testa bassa, perchè fino all’ultimo coniglio la partita può rimanere aperta.

Ma non vi siete accorti che fino ad ora ho parlato solo bene di questo Bunny Kingdom? Effettivamente è vero, quindi non mi posso esimere dal citarvi i suoi difetti, seppur non così gravi da minarne l’esperienza ludica.

Mischiare ogni volta 182 carte, non è la cosa più divertente del mondo: se non le imbustate rischiate di rovinarle in non molto tempo (sono infatti abbastanza sottili ed alcune si imbarcano leggermente) e poi dovete avere cura di dividerle equamente, se no rischiate seriamente di trovare una tipologia di carte tutte vicino (questo succede soprattutto con le pergamene che avete raccolto al termine della partita precedente).

E per ultimo un tema che mi sta a cuore, ovvero quello del materiale. Chi vi scrive è un folle amante del legno ed ho storto un po’ il naso a vedere tutti i coniglietti e le città in plastica. Però devo essere sincero nel dire che le miniature sono belle, chiare e distinguibili, decisamente promosse.

Seppur sulla scatola troverete indicata una durata media di 45 minuti a partita, posso garantirvi che in realtà sfiorerete quasi sempre l’ora di gioco, se al tavolo è presente qualche pensatore, anche non troppo incallito; non parliamo di paralisi da analisi, ma la scelta di ogni carta è veramente delicata e potrebbe cambiare l’esito finale del contenzioso.

Inoltre, viene consigliata un età minima di 14 anni, ma credo che questo sia un dato non molto realistico, infatti ho la prova come un bambino sveglio di 9-10 possa essere in grado padroneggiare tutte le meccaniche di gioco dopo poche partite.

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Alessandro Pugliese
Classe '83, fiero torinese ed assiduo instagramer con lo pseudonimo "aleboardgamer", si considera con orgoglio un nerd di prima classe. Amante dei giochi da tavolo sin dalla tenera età di sei anni quando gli vennero regalati titoli d'antologia come Brivido, Hero Quest e L'isola di Fuoco, la sua missione è quella di espandere il credo dei boardgames per distogliere l'attenzione dagli smartphones e convincere le persone a riunirsi attorno ad un tavolo per socializzare, sviluppare l'ingegno e soprattutto divertirsi.