Disaster Report 4: Summer Memories – Recensione – PS4, Switch

Disaster Report 4: Summer Memories – Recensione di Pietro “OnlyApples” La Selva

Era da un po’ di tempo che un titolo della saga cult di Disaster Report non “colpiva” il mercato occidentale. Il primo capitolo uscì infatti su PS2, senza riuscire a “scuotere” troppo il mercato e “demolendo” quindi ogni speranza di una localizzazione di ogni uscita successiva. Con la quarta iterazione della serie, però, i ragazzi dello studio di Granzella Inc sono “corsi ai ripari” per risolvere questa situazione, rilasciando il loro titolo perlomeno in lingua inglese, seppur con due anni di ritardo rispetto alla release nipponica.

 

Disaster Report 4: Summer Memories – Il disastro ai tempi del disastro

Sicuramente il tempismo con cui Disaster Report 4 è stato rilasciato non è dei più felici, un po’ come il dark humour leggermente spicciolo usato nell’introduzione.

In un periodo in cui colossi dell’industria videoludica come Naughty Dog decidono di rinviare a tempo indeterminato i loro titoli, risulta difficile pensare che progetti con un reparto marketing e comunicazione decisamente meno influente riescano ad uscire indenni, a livello di immagine, in un periodo come questo.

Inoltre il titolo era stato pensato per la scorsa generazione, e questo è palese a causa degli enormi limiti tecnici che andremo poi ad analizzare. Un terremoto reale verificatosi in Giappone durante il corso del 2011, però, ha fatto slittare la sua uscita nella terra del Sol Levante nel 2018 e sulle console attuali, come già sopracitato. Un titolo che, insomma, sembra davvero essere inseguito dalla sfortuna.

Disaster Report 4: Summer Memories – Spoiler: la terra trema

Le prime impressioni iniziando una nuova partita non sono delle migliori. Dopo una breve ma buona introduzione in cui dovremo modellare il nostro personaggio principale con un menù di creazione abbastanza scarno, effettueremo delle scelte per delineare il background narrativo del nostro personaggio e poi ci gusteremo un filmato iniziale, che ci introdurrà sia all’inizio del disastro che all’altrettanto apocalittico basso framerate che ci accompagnerà per il resto della sventurata avventura.

La storia inizia con il nostro personaggio indaffarato in quotidiane questioni, tipiche di un viaggio in pullman, durante il tragitto che, in teoria, dovrebbe portarlo alla location della sua attuale commissione, selezionabile attraverso una delle centinaia di scelte multiple all’interno del gioco, che andranno a modellare e cambiare la trama in modo incisivo.

Dopo vari bivi morali (come il lasciare o meno il nostro posto ad una vecchietta), l’app di news del nostro smartphone ci avviserà delle varie scosse di terremoto esattamente all’interno della zona in cui ci troviamo, ed ecco che quindi la nostra personalissima avventura all’interno di una zona terremotata avrà inizio.

Disaster Report 4: Summer Memories – Scossone karmico

Potremo essenzialmente decidere se interpretare una persona socialmente propositiva, un individuo in preda al panico che non sa come comportarsi o semplicemente un egoista di prima categoria, con varie sfumature tra queste scelte, presentandoci letteralmente una decina di opzioni ogni volta che ci verrà proposta una scelta multipla.

Potremo quindi provarci con ogni ragazza che incontreremo, decidere se mostrare empatia o disgusto con la gente in cerca di aiuto. Tutto questo influenzerà non solo il corso della storia ma anche il finale a cui assisteremo.

Vi sono anche delle meccaniche survival nel gameplay, ma non sono davvero incisive nell’economia di gioco.

Il nostro personaggio proverà fame o sete e a volte dovrà usare il bagno, ma il tutto è presente più che altro per fare scena. Oltre a questo, vi saranno alcuni puzzle ma è totalmente assente qualsiasi tipo di combattimento.

In ogni caso, anche a livello narrativo, le scelte che sarà possibile compiere sono solo apparentemente molte. Molti degli NPC avranno una sola riga di dialogo, anche molti di quelli la cui vita è a repentaglio, il che si traduce in un andare in giro parlando con tutti, sperando di triggerare una nuova quest o di poter progredire.

Spesso, inoltre, vi sarà una sola via per poter avanzare con la trama, e la cosa potrebbe andare anche contro la linea morale adottata da noi fino a quel punto, rendendo un po’ vana tutta l’esperienza.

La trama in sé ad un certo punto prende una piega strana, per alcuni versi anche interessante. Una di quelle storie bizzarre che, effettivamente, molti degli amanti estremi della cultura giapponese potrebbero apprezzare si presenterà davanti a noi, e questo potrebbe essere per alcuni un buon motivo per continuare a giocare. Questo succede, però, dopo circa due-tre ore di gioco narrativamente poco interessanti.

Inoltre, seppur non si tratti di un titolo troppo complesso da giocare, alcune scelte di design risultano fuori da qualsiasi logica e poco “accattivanti” per i nuovi arrivati. I controlli sono abbastanza scomodi, poco reattivi e spiegati male, ed è completamente assente un qualsiasi tipo di tutorial.

Disaster Report 4: Summer Memories – Bellezza decadente

Tecnicamente parlando sembra semplicemente di trovarsi davanti ad un videogioco della scorsa generazione, per altro ottimizzato in modo pessimo.

Il framerate, come già citato, è di una bassezza sorprendente e tutto, dalla fisica alle animazioni dei personaggi, sembra latitare.

Fin dal primo momento noteremo che i personaggi all’interno del mondo di gioco sono quasi immobili, quasi come fossimo circondati da persone ibernate nel tempo, con nessun altro scopo al di fuori del proporci linee di dialogo. Poco reattivi al mondo che gli circonda, quando li urteremo la loro unica reazione sarà un’animazione lenta e macchinosa, dopo la quale torneranno alla posizione iniziale. Le cutscene sono leggermente più curate, ma anche in questo caso noteremo presto un riciclo delle animazioni.

Anche il comparto audio risulta mixato in modo poco equilibrato, ripetitivo e poco realistico. La colonna sonora non longevissima ha costretto gli sviluppatori a riutilizzare gli stessi temi più volte. Inoltre, i dialoghi sono interamente in giapponese, ma non tutti sottotitolati. Per quelli all’interno delle cutscene non vi sono problemi, ma durante la partita alcuni pedoni potranno riferirsi a noi con frasi che semplicemente non potremo capire.

                                         

Pietro La Selva
Il suo vero nome è Pietro, è del '94 ed è appassionato di videogiochi e di altre forme di intrattenimento, come film e libri, soprattutto a tema fantascientifico. Insomma, il classico nerd ma senza il QI sopra la media. Si nutre di mele pixellose quasi ogni giorno, che di certo non gli levano il medico di torno.