Life is Strange 2 – Recensione – PS4, Xbox One, PC

Life is Strange 2 – recensione di Valentina “AkemiMas” Malara

Life is Strange 2 aveva un grande peso sulle spalle, ovvero quello di emulare o quantomeno giungere vicino al successo e all’apprezzamento che la primissima stagione del brand aveva riscosso nel mondo videoludico. Con il primo episodio, rilasciato il 26 Settembre 2018, Dontnood Entertainment ha gettato le basi per l’avventura raccontata nei quattro episodi successivi, di cui l’ultimo è giunto a noi il 3 Dicembre 2019, in concomitanza con l’edizione fisica del titolo, precedentemente assente. Ci siamo presi un po’ di tempo per giocarlo nel suo complesso e valutarlo alla luce di pregi e difetti ed oggi siamo qui pronti a dare un giudizio sull’ultima fatica, per ora, del team!

 

Life is Strange 2 – Recensione – Il viaggio dei fratelli Diaz.

Shaun e Daniel Diaz sono due ragazzi americani cresciuti ed educati da un padre di origini messicane che conducono una vita serena in una cittadina di periferia; Shaun è un adolescente che necessita del suo spazio e che non ama troppo le feste, mentre Daniel è un bambino fantasioso e irrequieto, sempre pronto a far danni.

La loro storia inizia così, con note familiari e tutto sommato tranquille, salvo poi mutare nel corso di pochi secondi: nel tentativo di difendere suo fratello da un bullo fin troppo aggressivo, Shaun viene fermato da un agente di polizia che non esita ad estrarre la pistola dalla fodera adibita a contenerla; il padre dei due ragazzi esce di casa per sincerarsi dell’accaduto ed in un attimo si ritrova disteso a terra, morto.

A quel punto, qualcosa scatta in Daniel: vi è una forte esplosione, una volante della polizia in arrivo e Shaun, deciso a salvare ciò che resta della sua famiglia, raccoglie il fratello, svenuto a terra, e scappa verso il bosco. Da qui, ha inizio la loro avventura!

Il perno centrale della produzione è senza ombra di dubbio il legame fra i due fratelli, costretti a rimodellare la propria vita tra una fuga e l’altra: da una parte abbiamo Daniel, consapevole di essere diverso, di avere un potere simile alla telecinesi che potrebbe essere davvero complesso da controllare e sconvolto per aver perso in un secondo tutto ciò che aveva; dall’altra, abbiamo Shaun, un ragazzo costretto dal proprio sentimento di protezione nei confronti del fratellino a fare i conti con il suo strano potere e impegnato a tutelarlo dalla polizia, dal mondo che potrebbe indicarlo come “pericoloso” e da sé stesso e dalla sua immaturità.

Due figure diverse, ma legate da quello che solo il sangue può far nascere, nel bene e nel male. Il modo in cui Life is Strange 2 ci fa vivere l’esperienza, attraverso gli occhi di Shaun, convince fin dal principio e continua a farlo nel corso dei cinque episodi, durante i quali ogni avvenimento introdurrà sfaccettature nuove al rapporto tra i due fratelli; gli eventi che caratterizzano la storia sono spesso brutali, rapidi e di difficile interpretazione razionale, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è molto relativo e per un ragazzo di neanche 18 anni è davvero complesso insegnare ad un bambino dove stia la verità, quale sia la cosa corretta da fare; Shaun stesso è ancora immaturo, sotto certi aspetti, ha ancora molto da apprendere. In questo, il gioco si affida alla nostra morale, al focus che vorremo dare al rapporto tra i due o al mondo esterno, alle leggi sociali o alle leggi della famiglia.

Nonostante le note positive appena descritte, però, la produzione sbaglia sotto alcuni punti di vista che risultano cruciali nella fruizione dell’avventura.

Mancano innanzitutto delle figure adulte “credibili” e sembra proprio che il mondo di Life is Strange 2 sia popolato da “eccessi” e non sia possibile rintracciarvi un “equilibrio”: si incontrano facilmente figure esasperatamente aggressive e brutali, come il proprietario del negozio di alimentari, o figure fin troppo buone e accomodanti, come il giornalista free-lance, ma tranne che per un eccezione è impossibile rilevare un personaggio che sappia far presente ai ragazzi sia i loro errori che i loro pregi; il gioco giustifica quasi ogni azione che il giocatore prende e fa passare i due giovani per degli eroi in troppi casi, anche in quelli dove davvero è impossibile credere che lo siano.

Secondariamente, le tematiche trattate sono state affrontate forse con un po’ troppa convinzione di sé, creando un vizio di forma davvero pericoloso narrativamente; ci troviamo spesso a fare i conti con il razzismo, ad esempio, e sebbene sia chiara l’opera di denuncia che Life is Strange 2 vuole operare, rischia spesso di fare tutto l’opposto, ovvero alimentare degli stereotipi sia per ciò che concerne la popolazione messicana ed il Messico in sé, sia per quanto riguarda gli americani.

Sebbene alcune frasi che il gioco ci fa ascoltare siano realmente utilizzate dalla popolazione oltre oceano, la loro ripetizione rischia di convincere il giocatore proprio di quella cosa che la produzione tenta di denunciare, esasperando la xenofobia a stelle e strisce e relegando spesso i messicani a “lavoratori onesti che si ritrovano a coltivare cannabis perché malvisti dalla nazione”.

Estremi, estremi in ogni dove per un gioco che aveva tutte le carte in regola per trattare adeguatamente l’argomento e che, nel tentativo di farsi portavoce di buoni sentimenti, ha rischiato l’esatto opposto.

Avremmo preferito vedere un focus maggiore su altre tematiche, affrontate forse in modo troppo superficiale, come le dinamiche familiari dei due ragazzi in relazione alla figura materna o magari qualche specificazioni in più su alcuni personaggi, lasciati ai bordi dalla storia e il cui contesto di provenienza è stato solo accennato, ed anche in malo modo.

Infine, ci dispiace constatare come nonostante l’elemento fantastico della vicenda, Life is Strange 2 cada a volte nell’ “assurdo” ingiustificato, con una scrittura degli eventi difficile da credere, persino per un videogioco.

Nonostante le critiche mosse, non dovete fraintendere la comunicatività della produzione: il gioco riesce spesso a commuovere, divertire, intenerire e lasciare ottime sensazioni, ma ahimè cade in alcuni vizi che abbiamo dovuto riportarvi, a malincuore.

Life is Strange 2 – Recensione – Scelte di un certo spessore.

Spendiamo ora qualche parola sul gameplay vero e proprio della produzione, ripreso dal primissimo Life is Strange ma arricchito.

Gli elementi dello scenario con cui potremo interagire sono infatti molti di più che nelle avventure precedenti e lasciano spazio a numerosi dettagli di scena che, spesso, risultano cruciali nella selezione delle scelte in-game da operare.

Teniamo anche conto della presenza del potere di Daniel, che aggiunge numerose varianti all’interazione, altrimenti impossibili da attuare.

Il sistema di scelte è stato nettamente migliorato, nonostante partisse da un’ottima base: soprattutto nella fase finale, criticata nel primo Life is Strange, il team ha deciso di rendere meno “nette” le conseguenze delle nostre azioni e di sommare in maniera più stratificata quanto fatto in precedenza, riuscendo a rendere i finali più corposi e meno vincolati al sistema di “scegli A, scegli B”.

In linea complessiva, l’esperienza risulta ancora più fruibili di quella della prima stagione e non abbiamo rilevato criticità di alcun tipo.

Life is Strange 2 – Recensione – Emozione visiva.

Registicamente, il gioco continua a creare un’ottima atmosfera e regalare delle scene degne di una serie TV di tutto rispetto, basti citare il finale dell’episodio 4, per dirne una.

Il motore grafico è stato migliorato per garantire maggiori dettagli e una maggiore quantità di interazione ambientali, come già citato sopra, restituendo un ottimo feeling al giocatore nonché un colpo d’occhio davvero eccezionale non solo nelle scene interattive ma anche durante l’esplorazione.

La colonna sonora è d’impatto, con brani davvero piacevoli e canzoni che ascolterete anche fuori dall’esperienza, citiamo Meaning dei Cascadeur e ci fermiamo perché è sufficiente già da sola. Il doppiaggio inglese convince e la localizzazione italiana è ben fatta, con un’ottima traduzione anche in caso di modi di dire americani, difficili da contestualizzare qui in Italia.

L’avventura ha una longevità complessiva compresa tra le 12 e le 15 ore, in base al tempo che spenderete ad interagire con l’ambiente circostante nelle sezioni libere.

 

Valentina Malara
Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Logorroica e amante delle discussioni costruttive, datele un argomento di conversazione a vostro rischio e pericolo!