The Last of Us è ancora pay-to-win nel 2019

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The Last of Us Pay-To-Win – news di Valentina “AkemiMas” Malara

The Last of Us è uno dei giochi più bilanciati e apprezzati degli ultimi anni, grazie alla sua eccellente componente singleplayer e ad un multiplayer che seppe sorprendere, coinvolgere e impegnare per parecchio tempo l’utenza e che, grazie alla The Last of Us Remastered, ha consentito di continuare l’esperienza delle Fazioni anche su PlayStation 4. In questo preciso momento, The Last of Us Remastered è disponibile con il PlayStation Plus e quindi in forma totalmente gratuita per gli abbonati… Che devono però aspettarsi dei pagamenti in futuro. Vi spieghiamo meglio.

 

Come accennato in precedenza, il multiplayer è basato sulle Fazioni principali del gioco ed il giocatore, una volta scelta la propria, dovrà vincere i match online per fornire scorte al suo clan: se non lo farà, a quei poveri sopravvissuti toccherà un’orrenda fine. Le modalità presenti sono tre ed il gioco offre un ottimo bilanciamento tra la tensione tipica dei battle royale e le meccaniche survival-crafting che il titolo base ci ha insegnato ad amare. Cosa non funziona allora, in questo multiplayer?

All’epoca del lancio la componente delle microtransazioni era presente, ma non così tanto marcata: si accedeva al gioco, si entrava nella lobby, ci si scaricavano fucili e molotov addosso e vinceva chi era stato più abile, attento o chi aveva lavorato bene in gruppo; con il passare del tempo, tuttavia, l’utenza ha deciso di acquistare sempre più armi e agevolazioni in-game, elemento che ha portato ben presto il multiplayer del gioco ad essere un pay-to-win aggressivo e punitivo verso chi non si adeguasse. Partecipare oggi ad una partita si traduce in pianti disperati di frustrazioni, seguiti dalla volontà negata di entrare nuovamente nel comparto online.

Si può davvero acquistare di tutto, da silenziatori di passi, a doppi tiri immediati o addirittura incrementi di agilità per affrontare gli ostacoli con meno difficoltà; si può evitare di comprare questi incentivi? Certo, ma tralasciando il fatto che anche il gioco vi invita implicitamente ad acquistarli (vedi foto qui di seguito), vi ritroverete contro un mucchio di gente che li ha ed è pronta a non farvi fare neanche mezzo metro prima di piantarvi una pallottola in testa.

Sinceramente è sconvolgente che nel 2019 vi siano ancora componenti pay-to-win in The Last of Us, soprattutto dopo le numerose obiezioni dei videogiocatori ad altri titoli e brand e “l’anzianità” del gioco che comincia a farsi sentire. Costumi, berrette, skin per i fucili… Quelli sono tollerabili, del resto sono sfizi che il giocatore potrebbe togliersi solo se lo desidera, ma far pagare degli aiuti concreti per il gameplay è un elemento di sbilanciamento davvero troppo pesante ed ingiusto per chi non ha alcuna intenzione di spendere ulteriori soldi all’interno di un videogioco.

Questa analisi non vuole demolire il prodotto, che anzi è ritenuto uno dei giochi migliori della scorsa generazione e uno dei capolavori più grandi dell’industria, ma negare che Naughty Dog abbia leggermente esagerato in termine di pay-to-win sarebbe davvero una menzogna.

Consapevoli del passo indietro/avanti compiuto con Uncharted 4 (che presenta solo skin a pagamento e non potenziamenti) e con The Last of Us Parte II che non avrà un multiplayer, ci auguriamo che la prossima avventura online di Naughty Dog sia più bilanciata e meno punitiva verso i “portafogli chiusi”.

Sappiamo che non ci deluderete!

Fonte: gamerevolution.com

 

About author

Valentina Malara

Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Logorroica e amante delle discussioni costruttive, datele un argomento di conversazione a vostro rischio e pericolo!