Wolfenstein: Youngblood – Recensione – PC, XBOX, PS4, SWITCH

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Wolfenstein: Youngblood – recensione di Andrea “Kobla” Panicali

Cambio di rotta radicale in casa MachineGames ed Arkane Studios, sia per quanto riguarda la modalità di gioco, sia per “il”, o meglio “le”, protagoniste del nuovissimo Wolfenstein: Youngblood. Ecco la nostra super recensione!

 

B.J. Blazkowicz è sparito, ed ora tocca alle figlie, gemelle, ritrovarlo in questo nuovo, frenetico FPS della saga Wolfenstein. Un cambio resosi necessario nel tempo, ma anche fatto per dare un tono di “freschezza” ad un franchise che supera abbondantemente i 20 anni di storia.

Dal classico FPS caotico singleplayer, si è passati ad un FPS altrettanto caotico, ma cooperativo online. Non temete, non si è obbligati a giocare per forza online per godersi appieno Wolfenstein Youngblood, va detto, però, che assieme ad un amico l’esperienza diventa FAVOLOSA.

Wolfenstein: Youngblood – Recensione – LA SAGA CONTINUA

19 anni dopo gli avvenimenti del secondo capitolo, B.J. Blazkowicz, il terrore dei nazisti ed assassino di Adolf Hitler, è scomparso in una Parigi degli anni ’80 completamente diversa da quello che siamo mai stati abituati a vedere.

Le figlie di “Terror Billy”, Jess e Soph, si imbarcano alla ricerca del padre scomparso, pronte anche loro a sterminare migliaia di nazisti, così come fece il padre anni addietro.

Giunte anch’esse a Parigi, si uniscono alla resistenza, con base nelle catacombe, iniziando la loro missione.

Wolfenstein: Youngblood – TALE PADRE TALE FIGLIE

Ad inizio avventura potrete scegliere quale delle due sorelle interpretare; la scelta si dimostrerà puramente stilistica, in quanto le abilità sono le stesse con entrambe. La modalità cooperativa fa da padrona, ma come detto ad inizio recensione, non si è per forza obbligati a giocare online.

Gli sviluppatori hanno dato la possibilità ai giocatori di poter giocare in singleplayer, con l’altra sorella affidata nelle mani dell’intelligenza artificiale.

Il gameplay è figlio dei precedenti Wolfenstein, ma decisamente evoluto. Un FPS frenetico, che impone dei ritmi serrati al giocatore, come è giusto che sia, ed un livello di difficoltà capace di mettere alla prova anche i più navigati della saga. La differenza principale si trova proprio nella presenza della sorella gemella Blazkowicz, con la quale ci troveremo a condividere i momenti di caos, ma non sarà mai d’intralcio per la raccolta delle munizioni, ad esempio.

Doppia bocca di fuoco, però, non significa che il tutto sia più facile, anzi. Qualora si giocasse da soli, si dovrà guardare anche i parametri vitali della propria compagna, per impedire che cada in battaglia. In “aiuto” viene la condivisione delle vite, tre per la precisione, la quale permette ai giocatori di potersi rialzare per un massimo di tre volte in totale; finite queste tre vite condivise la missione fallirà e si dovrà ricominciare tutto lo scenario da capo. Abbastanza punitivo, ma non ci si poteva aspettare altrimenti.

Una novità interessante è anche il sistema “simil GDR”, che permetterà una crescita del personaggio in maniera molto più articolata e diversificata. Gli stessi nemici supportano questo sistema, infatti ora ogni nemico ha un livello ed una propria barra della vita. Alcuni villain posseggono anche delle armature, che possono essere distrutte solo da alcuni tipi di armi, quindi il giocatore dovrà anche essere in grado di “switchare” velocemente da un’arma all’altra durante i numerosi combattimenti. C’è da dire che questo sistema di leveling e di guadagno di esperienza rende il gioco veramente vario, e la presenza di missioni secondarie, anch’esse di difficoltà variabile, rende l’approccio più cauto.

Wolfenstein: Youngblood – Recensione – PARIGI, SEI PROPRIO TU?

Il level design è pazzesco, curato in moltissimi particolari, d’altronde i ragazzi di Arkane Studios sono gli stessi dietro Dishonored, non ci si poteva aspettare altrimenti.

Parigi, però, non è come la immaginate, o ve la ricordate qualora ci foste stati. Siamo pur sempre in una realtà distopica dove i nazisti hanno vinto la guerra e praticamente tutta l’Europa è ancora nelle loro mani. Dalle Catacombe della capitale francese, il giocatore potrà decidere le proprie mosse, ed avviare le missioni a proprio piacimento, che esse siano principali o secondarie.

Tramite la metropolitana sarà possibile viaggiare attraverso le macro aree che il gioco offre. Si potranno così osservare più zone della città, da quelle più abbienti a dei veri e propri quartieri resi prigioni. Non è tutto oro quello che luccica. Durante l’avventura si è notato come le macro aree si ripetano, siano prive di un vero e proprio “carattere”, complici anche le missioni secondarie a volte ripetitive che non sempre ampliano la lore del gioco.

Wolfenstein: Youngblood – Recensione – TECNICAMENTE QUASI PERFETTO

Il motore grafico è il collaudato idTech6, ed è tecnicamente in linea con quanto visto con il capitolo precedente. Il sistema di illuminazione è gestito in maniera egregia, così come l’atmosfera generale, di una Parigi svuotata dei propri cittadini, rende bene l’idea di angoscia e solitudine.

Esplosioni, suoni e sangue non possono mancare in Wolfenstein, così come gli effetti particellari di prim’ordine; eppure manca qualcosa. È capitato di notare come i modelli poligonali dei personaggi, praticamente tutti, comprese le protagoniste, non siano capaci di far balzare dalla sedia, cosa che invece fece il capitolo precedente. Complice, forse, l’abitudine a questo motore, ci si aspettava qualcosa di più.

D’altro canto, la quantità dei nemici è per tutti i palati. Dai nazisti in carne ed ossa, a quelli con impianti meccanici, ai cani kamikaze a quelli totalmente automatizzati, senza dimenticare i maledetti comandanti, capaci di chiamare nemici sempre più pericolosi in grado di mettere alle strette i veterani di Wolfenstein.

L’IA, infine, poteva essere gestita meglio. I nemici sono altalenanti, a volte sono capaci di arrivarti alle spalle senza che te ne accorga; altre volte non riescono neanche a trovare un riparo. Qualora si decidesse di far gestire la sorella gemella alla IA, invece, si riscontrano i veri problemi. 9 volte su 10 si è dimostrata totalmente inutile, incapace di ripararsi dalla pioggia di proiettili o di raggiungerti qualora ne avessi bisogno. Non sono difetti gravissimi, tali al punto da minare l’esperienza di gioco, però rendono alcuni scontri frustranti.

Il gioco è disponibile per PC, PS4, Nintendo Switch ed Xbox One, la versione da noi provata è stata quella per PC e non abbiamo riscontrato bug, glitch o problemi di sorta.

Vi invitiamo a visitare il sito ufficiale per maggiori informazioni.

 

Wolfenstein: Youngblood – Recensione – PC, XBOX, PS4, SWITCH

Wolfenstein: Youngblood – Recensione – PC, XBOX, PS4, SWITCH
8

Editor Rating

 

Wolfenstein: Youngblood

IN SINTESI

Un bel cambio di rotta per il franchise, che si ringiovanisce, e strizza l'occhio anche a chi non ha mai provato nessun titolo della saga. La modernità, soprattutto nella modalità di gioco, può far storcere il naso ai fan più "vecchi", ma dopo pochissimo tempo ci si fa l'abitudine, e si entra in modalità "stermina-nazisti". Perchè questo è alla fine Wolfenstein: Youngblood... Possono cambiare i protagonisti, o in parte anche le modalità di gioco, ma il divertimento è assicurato.

PRO

  • Gameplay mai sottotono, nonostante alcune missioni siano ripetitive
  • La modalità coop è decisamente divertente
  • È Wolfenstein

CONTRO

  • Trama non all'altezza dei precedenti capitoli, ma bisogna dare tempo alle sorelle Blazkowicz
  • Modelli poligonali un po' discutibili
  • IA poco sviluppata
Articolo a cura di Nerdream.it
Data
Titolo
Wolfenstein: Youngblood
Voto
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About author

Andrea Panicali

Proveniente dalle onde marittime di Roma, o meglio Ostia, è un grande appassionato di videogiochi, serie tv, film e libri thriller. Cresciuto a suon di pizza, pasta e videogiochi, si è guadagnato il soprannome di Bistecca per un motivo, che non è di certo la sua snellezza. CANALE TWITCH