Gli abbonamenti finiranno per affossare il gaming?

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Abbonamenti Gaming – news di Valentina “AkemiMas” Malara

Gli abbonamenti e le sottoscrizioni sono ormai parecchio diffuse da anni e costantemente vengono rilasciati nuovi servizi. Nel settore del cinema e delle serie TV abbiamo sottoscrizioni come Netflix, Amazon, HBO Now, Hulu, Disney Plus e molti altri, ma se pensate che sia difficile confrontarsi con questi ultimi, non avete idea di cosa aspetta il mondo del gaming.

 

Abbonamenti Gaming – Chi ha tempo non perda tempo!

L’argomento non è certamente nuovo: Microsoft e Sony propongono i loro abbonamenti da anni, con l’Xbox Live e il PlayStation Plus; tuttavia, il panorama delle sottoscrizioni si sta espandendo costantemente, con nuovi concorrenti che entrano nel mercato e che richiedono un adattamento delle aziende già pre-esistenti in tal senso. Durante l’E3 abbiamo visto Ubisoft rivelare il su UPlay Plus, Google confermare e aggiornare i dettagli su Stadia e Microsoft rinnovarsi con l’Xbox Game Pass PC: se a questi aggiungiamo la presenza, come detto, del PlayStation Now nonché di ulteriori servizi come EA Acces, Origin Access, Nintendo Switch Online e una serie di “servizi collaterali” come Discord Nitro, capire da dove partire diventa sempre più complicato. Ah, e non dimentichiamoci Apple Arcade e l’xCloud di Microsoft…

Nella lista appena proposta vi sono servizi in abbonamento di vario genere, tra streaming di giochi, servizi combinati per l’online e librerie di sviluppatori e aziende specifiche; tra l’altro, si tenga presente che molti di essi possono essere “incrociati” per poter usufruire di alcuni titoli, come ad esempio Stadia + UPlay Plus per giocare a The Division 2. Solo questo contenuto costerebbe già intorno ai 25 euro… non sarà difficile calcolare il resto.

“Attualmente, sono tutti in competizione per una cosa sola: il tuo tempo” ha dichiarato Kevin Westcott di Deloitte. “I servizi vengono costruiti si sull’offerta, ma anche sul prezzo più adatto ad essa: l’Origin Access è disponibile a solo 5 euro, ma presenta dei limiti di fruizione basati sul tempo di gioco. Questo vuol dire che per potersi godere per intero le esperienze EA, è necessario spendere almeno altri 10 euro in aggiunta a questi 5… Il che porta ad un abbonamento mensile considerevole. Più o meno la stessa cosa, stavolta combinando giochi e online, avviene con l’Xbox Game Pass: 10 euro per i giochi in libreria, 15 per avere in aggiunta l’online, ovvero l’Xbox Live.”

“Penso che ci troviamo in un periodo pionieristico, dove tutti sperimentano un sacco con gli abbonamenti gaming” ha affermato Mike Blank, vice presidente di EA, “vedremo fino a che livello di frammentazione i clienti sopporteranno. Sono dell’idea che alcuni servizi riusciranno ad ergersi e altri affonderanno. La cosa importante è che i giocatori decidano cosa funziona e cosa no”.

I giocatori devono inoltre considerare non solo qualche gioco comprare ogni anno, spendendo i fatidici 60 euro di base, ma anche da quale sviluppatore proviene. I giochi online inoltre hanno spesso un ciclo vitale molto ampio ed è difficile “abbandonare” un abbonamento sottoscritto su uno di essi.

“Con la digitalizzazione dell’industria del gaming, ci sono moltissimi giocatori nell’ecosistema digitale” dice Brenda Panagrossi, vice presidente del management di Ubisoft, “dobbiamo ascoltare il loro feedback”: si calca quindi la mano sull’opinione dell’utente che risulta determinante nella vendita e nella costruzione dei servizi, come conferma anche Blanck: “Con un abbonamento abbiamo modo di vedere cosa i clienti giocano più frequentemente e che tipo di esperienze prediligono. Così facendo possiamo offrire loro i contenuti che preferiscono e renderli sempre migliori”.

Proprio come Spotify può offrire una canzone di tuo gradimento, ma un album che non apprezzi in pieno, così gli sviluppatori come EA potrebbero cominciare a dedicarsi ad una serie di titoli più “piccoli”, meno complessi, ma inclini ai gusti dei giocatori.

In conclusione, quello che bisogna tenere presente è  che ogni servizio non è volto solo alla competizione settoriale, ma ad una competizione più grande che, come abbiamo visto, è quella per il “nostro tempo”. 

Avere molte opzioni per spendere il nostro tempo libero è un bel problema da avere, ma pur sempre un problema è. Sarebbe davvero un peccato dover impiegare il nostro tempo nel decidere a cosa rinunciare, in virtù di qualcos’altro.

Fonte: gamerevolution.com

 

About author

Valentina Malara

Amante di videogiochi e libri fin dalla nascita, ha poi sviluppato una grande passione per tutto ciò che è nerd. Originaria della terra del bergamotto e del piccante, vanta radici nordiche niente male e ha una passione irrefrenabile per il mondo animale. Logorroica e amante delle discussioni costruttive, datele un argomento di conversazione a vostro rischio e pericolo!