China Salesman (2017) – Recensione – Tan Bing

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China Salesman – recensione di Edoardo “Edux” Babbini

Grazie alla nostra collaborazione con Koch Media, abbiamo avuto la possibilità di ricevere una delle novità Home Video di questo mese! Ci è toccato vedercela con China Salesman, di Tan Bing, film del 2018 con Mike Tyson e Steven Seagal, disponibile in DVD e Blu-Ray dal 16 Maggio 2019!

 

 

China Salesman di Tan Bing è un fallimento sia nella realizzazione sia nell’intento primario: quello propagandistico. Perchè sì, questo film usa volti occidentali noti per mascherare un racconto propagandistico di giustificazione delle politiche colonialiste attuate dalla Cina in Africa nell’ultimo decennio. Data la complessità dell’argomento vi rimando però a fonti esterne e più approfondite e nelle prossime righe mi concentrerò sull’aspetto filmico e come esso sia piegato allo scopo sopra enunciato.

China Salesman – Recensione – China loves Africa

Mi dispiace dirvelo ma no, China Salesman non è un so bad it’s so good. La storia vede Yan Jian (Li Dongxue), un giovane informatico cinese, recarsi in Uganda per vincere un appalto per la propria compagnia e assicurarsi il controllo delle telecomunicazioni tra la parte nord e la parte sud della nazione. In questo scenario una spia francese e il classico “sono il cattivo perchè sono cattivo” sfrutteranno le ferite di un paese dilaniato dalla guerra civile per provare a far arricchire la propria compagnia e per insediarsi nel mercato delle armi locale. A insaporire la vicenda ci penseranno il leader della milizia locale Kabbah (Myke Tyson) e l’inutile mercenario Lauder (Steven Seagal)

Fin dalla sinossi emerge chiaro il dualismo che regnerà per l’intera pellicola: la Cina tiene all’Africa mentre gli occidentali la vedono solo come una miniera con la quale arricchirsi. Nel momento in cui saprà aprire gli occhi l’Europa potrà però redimersi e comprendere i propri errori.

Quello che emerge da una delle sceneggiature peggio scritte della storia del cinema è quindi una chiara banalizzazione storica. Fenomeni complessi e articolati son qui rimaneggiati per infarcire un patinato e stucchevole triangolo amoroso tra un uomo cinese, una donna europea e una nazione africana.

Nell’arco del film ciò emerge prepotentemente in svariate scene. Prima di tutto va ricordato come grazie alla bandiera cinese la nostra eroina francese riuscirà a far cessare il fuoco tra fazioni storicamente rivali. In secondo luogo non mancheranno occidentali urlare “L’Africa appartiene a noi perchè vi abbiamo portato la civilizzazione“. Terza ma non meno importante la volontà della Cina di vincere l’appalto per amore dell’Uganda contrapposta al mero scopo di lucro della società francese.

China Salesman – Recensione – Così parlò René Ferretti!

Se i dialoghi, la sceneggiatura e la narrazione di China Salesman sono un insulto alla settima arte; il lato tecnico è lo sputo sulla tomba. La regia trionfa crassa e felice nella sua banalità per cadere rovinosamente a picco quando cominciano le sparatorie e IL combattimento a mani nude. Perchè sì, nell’intero film vi sarà una sola scazzottata nei primi minuti. Myke Tyson e Steven Seagal si troveranno infatti faccia a faccia in una sola occasione e tanto basta, almeno per il sottoscritto, per far colare a picco la carriera del regista. La scena è montata senza un senso logico e scritta ancora peggio. Un montaggio e una scrittura orrendi che chiaramente riproporrà in ognuna delle molto più presenti sparatorie.

L’assoluta mancanza di battito della regia affligge chiaramente anche la fotografia e il montaggio. Le scene si susseguono infatti lente, goffe e con tagli netti in punti scelti tirando i dadi. Queste scene, notte o giorno che sia, saranno inoltre tutte quante patinate, prive di ombre o contrasti e sovraesposte. Sovraesposizione spesso accompagnata da ombre degli oggetti non direzionate dalla fonte di luce in scena ma da quella usata nello studio. La colonna sonora ricalca ovviamente gli stilemi classici dei film di serie z.

Menzione speciale per uno Steven Seagal che, causa pensione forzata, compare solo all’inizio e alla fine del film esibendosi in un combattimento al limite del pietoso. Myke Tyson dal canto suo sa sicuramente muoversi (visto il suo passato pugilistico) ma la regia annulla tutto ciò obbligandolo a coreografie imbarazzanti. La recitazione degli altri personaggi è pessima quanto la capacità di movimento di Steven e il villain sembra uscito dagli scarti della peggior scuola di recitazione.

China Salesman – Recensione – Una tragica Conclusione

In conclusione si può affermare che China Salesman sia un film assolutamente non riuscito tecnicamente e che provi, fallendo miseramente, a mascherare dietro vecchi e stanchi corpi un messaggio filo-propagandistico. Così come avviene per le centinaia di uscite statunitensi non è ovviamente questo a generare rabbia, ma il fatto che si sia distribuita una schifezza simile. Come si può pensare che incassi? Come si può pensare che a qualcuno piaccia? I numeri del botteghino di quando il film è stato proiettato parlano chiaro… 1,5 milioni di dollari di incassi contro 20 di spese per realizzarlo.

China Salesman è uno spreco di 110 minuti, nulla di più nulla di meno, eppure ha avuto una distribuzione retail.

 

China Salesman (2017) – Recensione – Tan Bing

China Salesman (2017) – Recensione – Tan Bing
1.5

Editor Rating

 

China Salesman

IN SINTESI

China Salesman è un film orrendo sotto ogni aspetto. La regia accompagna una sceneggiatura brutta, blanda e noiosa. Gli attori sono o incapaci o troppo vecchi per muoversi. L'epica e il carisma sono affossati da una fotografia degna di una sitcom italiana e un montaggio insensato. Inutile sprecarsi in ulteriori caratteri, fatevi un favore e non guardatelo!

PRO

  • Il non schifo che ti può dare un budget di 20 milioni di dollari

CONTRO

  • TUTTO
Articolo a cura di Nerdream.it
Data
Titolo
China Salesman
Voto
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About author

Edoardo Babbini

Studente di Giurisprudenza e appassionato di cinema, letteratura, videogiochi, fumetti e serie televisive. Le ore che non passa a studiare o interagire con gli altri esseri umani le passa ad approfondire nel modo più completo e approfondito le sue passioni. Il suo motto: “A ogni epoca la sua arte, all'arte la sua libertà”!