SPECIALE – L’evoluzione del concetto di Gioco di Ruolo

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Speciale Gioco di Ruolo – Com’è cambiato e come viene percepito dalle persone – a cura di Antonio Romaniello

Vorrei iniziare ponendo una domanda ai cari lettori: cosa vi viene in mente quando sentiamo dire da un amico o amica frasi come “Oh! sta per uscire quel nuovo gdr” oppure si legge su una rivista “I migliori gdr dell’anno sono…” ?

 

Bene, già rispondendo a questa domanda possiamo individuare due grandi categorie di pensiero riguardo il gioco di ruolo con, ovviamente, elementi comuni tra una concezione e l’altra fino a trovare anche elementi in opposizione tra loro.

La definizione, generalmente accettata da tutti, di GDR, è quella di un gioco in cui i partecipanti assumono il ruolo di uno o più personaggi, per la maggior parte inventati, e intraprendono un’avventura in un mondo più o meno inventato con un proprio contesto, con le sue regole e le sue particolarità.

Il termine “assumono” ha, secondo me, un’importanza particolare perché se lo interpretiamo come “recitare” stiamo facendo riferimento a un determinato tipo di gioco di ruolo mentre se lo interpretiamo come “mettersi nei panni di…” stiamo facendo riferimento ad un altro tipo.

Il primo tipo di gdr lo possiamo facilmente individuare nel gioco di ruolo cartaceo mentre il secondo si avvicina di più al videogioco di ruolo.

I punti in comune tra queste due tipologie di GDR sono moltissimi, tanto da rendere superflua una distinzione tra le due, però ci sono alcune caratteristiche che appartengono all’una o all’altra tipologia su cui vale la pena soffermarsi.

Il gioco di ruolo cartaceo 

Il gioco di ruolo cartaceo nasce molto prima degli anni settanta, ma il suo rappresentante principale è sicuramente Dungeons & Dragons. La prima edizione di D&D consisteva in una scatola con all’interno i manuali delle regole e nulla più.

Detto ciò possiamo evincere le caratteristiche principali del gioco di ruolo cartaceo, ossia la comunicazione, lo scambio dialettico tra i partecipanti (che tutti insieme contribuiscono a creare il mondo di gioco), non c’è nient’altro se non l’immaginazione delle persone.

Ed è qui che, come il sole irrompe nella stanza all’alzarsi della serranda al mattino, così la recitazione si impone sopra ogni altra cosa. Quanto più è la bravura delle persone a recitare, tanto più il mondo di gioco, i personaggi che lo abitano e gli oggetti al suo interno prendono vita in maniera convincente. Quando si è seduti attorno ad un tavolo per la prima volta, una delle primissime cose da assimilare, è quella di non chiamare il tuo amico con il soprannome che gli hai dato fin dalle elementari e iniziare a chiamarlo con il suo vero nome : Bofur, figlio della Montagna.

Il videogioco di ruolo

Con il passare del tempo sono state introdotte miniature dei personaggi e dei mostri sempre più belle, mappe sempre più arricchite di particolari e di materiali migliori, libroni sempre più pieni di illustrazioni e così via, che hanno aiutato le persone nella creazione degli universi di gioco.

Anche la tecnologia ha fatto passi avanti ed è stato possibile trasferire in digitale la versione cartacea del gioco di ruolo. Quella che un tempo era “una casa in legno con gli infissi deteriorati dalle frequenti intemperie caratteristiche di questa regione, abbandonata da chissà quanti anni… Con la porta d’ingresso leggermente aperta come per dire, timidamente, – entrate, posso offrirvi riparo – ” ora è diventata reale, la possiamo vedere sul nostro monitor, sentire i rumori delle assi che si piegano al vento e chissà, in futuro, percepirla dinanzi a noi con un simulatore di realtà virtuale.

Ed ecco che i partecipanti del gioco da tavolo, nel vedere i mondi immaginati da bambini prendere vita, rimangono a bocca aperta, increduli e senza proferir parola si immergono nell’avventura.

Il giocatore da partecipante attivo è diventato spettatore.

Abbiamo capito quindi che il giocatore è stato alleggerito di un onere non da poco, di una responsabilità gravosa dalla quale dipendeva il successo della serata di gioco. Ciò che dovevamo creare noi ora ci viene fornito già in partenza dagli sviluppatori dei videogiochi.

Ma quindi al giocatore cosa resta? Beh… Restano da fare delle scelte di dialogo, decidere su quali attributi concentrarsi, quale percorso seguire, come affrontare un combattimento.

Per l’utenza amante degli action sono stati creati i videogiochi action-rpg, sono stati creati gli mmorpg per giocare insieme a persone di tutto il mondo e così via.

A seconda dei punti di vista tutto ciò è un bene o un male ed è questo uno dei punti di contrasto che, di tanto in tanto, fa nascere delle discussioni tra gli appassionati dei “vecchi” giochi di ruolo con gli appassionati di quelli “moderni”.

Credo però che, in cuor nostro, tutti sappiamo che la nostra passione ha tanto in comune con “l’altra parte” e sicuramente è un bene avere la possibilità di giocare sia l’una che l’altra.

E voi? Vi schierate? Se si, da che parte? Diteci la vostra nei commenti!

About author

Antonio Romaniello

"Scrivere è facile, devi solo cancellare le parole sbagliate" - Mark Twain Questa frase mi ha colpito fin da subito perché rispecchia il mio essere introverso, sono infatti una persona che preferisce osservare piuttosto che parlare. Lo scrivere mi fa sentire a mio agio perché posso controllare più facilmente ciò che mi circonda. Amo scrivere poesie che, rigorosamente, non ho fatto leggere a nessuno e condivido con voi la passione per i videogiochi.