The Red Strings Club – Recensione – PC Windows, Linux, Mac OS

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The Red Strings Club – recensione di Pietro OnlyApples

Negli ultimi anni la fame per le opere cyberpunk, grazie all’hype provocato dall’omonimo videogioco di CDProjektRed ed alle influenze provenienti da altri medium, è aumentata notevolmente, risvegliando un sottobosco di appassionati da non sottovalutare anche quando si guarda oltre le grandi produzioni. In questa nuova ondata si ritaglia il suo bell’angolino The Red Strings Club, perla indie degli spagnoli Deconstructeam, che fa all-in sulla sua peculiare atmosfera cybernoir, su degli ottimi personaggi e sulla sua coraggiosa narrativa.

The Red Strings Club – Un Club esclusivo

The Red Strings Club è una di quelle opere difficili da analizzare solamente dal punto di vista ludico, ed allo stesso tempo pericolose da affrontare dal punto di vista della trama senza incorrere negli spoiler.

I suoi pregi sono spesso nascosti nella narrazione delle vicende (e nel trasporto che essa riesce a rievocare, in proporzione, nel singolo giocatore), e lo stesso si può dire per alcuni dei suoi difetti.

E’ uno di quei giochi così imperfetti che potreste addirittura reputarlo uno dei migliori e più coraggiosi del 2018, o che in quanto imperfetto e ludicamente “povero”, anche bocciarlo come un giochillo mediocre se per caso non riusciste ad immergervi nell’avventura per qualsivoglia motivo.

Non è infatti un’avventura grafica quella di cui scriviamo oggi, o almeno non nel senso più “puro”: fa parte di quelle avventure prettamente narrative ed in due dimensioni alla Night in the Woods (ma completamente in pixel art) un tipo di avventura grafica in cui la difficoltà degli enigmi non è mai troppo elevata, per permettere al giocatore la totale immersione grazie ad un veloce scorrimento delle vicende.

The Red Strings Club – Ogni Club ha le sue regole

E’ una vita quasi normale quella di Donovan, una vita da barista non potenziato del Red Strings Club, un posto quasi “fuori dal mondo” in confronto al resto della città, isola di privacy, musica jazz ed alcool di qualità.

Una vita lontana dal freddo metallo della city e dal marketing asfissiante propinato attraverso i giganteschi schermi LCD che sovrastano le strade, ma non lontana dalla spirale dell’ambizione e della competitività, dallo stress e dagli scalatori sociali. Non lontana, soprattutto, dalle corporazioni e dai gruppi anti-corporazioni, poiché il suo è un bar particolare, famoso per i suoi cocktail che grazie alle reazioni chimiche degli “spirits” (vodka, bourbon, eccetera) con gli innesti neurali risvegliano nelle persone potenziate intense emozioni, un bar in cui l’unica moneta utilizzabile sono le informazioni ed in cui vengono i pezzi grossi, come il suo amico hacker e pro-anarchico Brandeis, munito di vari potenziamenti neurali e di un braccio artificiale.

I loro destini sono destinati ad incrociare quello dell’androide Akara-184 che, mettendo per la prima volta piede nel Red Strings Club mentre i due parlano del loro passato, in uno stato tutt’altro che buono, si accascerà a terra emettendo fumo dai circuiti danneggiati, esclamando tre parole: “Human improvement compromised”.

The Red Strings Club – Cyberpunk duemilae… Boh!

Visivamente e concettualmente il gioco risulta delicato ed accattivante: la tavola cybernoir che i ragazzi di Deconstructeam hanno imbandito per il videogiocatore non è mai esagerata: dettagliata e merlettata, certo, ma mai sfarzosa, restituendo la sensazione di un futuro futuribile di una metropoli dal nome sconosciuto della quale vedi sì le luci al neon ed il traffico scorrevole sui crocevia, ma dove respiri anche gli smog di scarico dei quartieri meno popolati.

Le location non sono moltissime ma sono allo stesso tempo semplici e ben fatte: il jazz bar di Donovan, il porto, un laboratorio ingegneristico e così via… Tutte dettagliate e fatte a mano in pixel art, punto forte dello stile grafico del gioco, quantomai azzeccato per il genere di appartenenza.

The Red Strings Club è, praticamente, come la classica tipa sempre figa senza bisogno di truccarsi troppo.

Complice della ricreazione dell’atmosfera di ogni singola scena è anche l’ottima colonna sonora.

Il sound design in generale risulta curato, con musiche progressive a seconda dell’andamento della scena, e ciò fa risaltare ancora di più le fantastiche canzoni electro-jazz, fatte di beats, pianoforte e trombe/tromboni, sensuali o trasgressive in base alle necessità.

The Red Strings Club – Cyberpunk Bartender Simulator

Ognuno dei vari personaggi che andremo ad impersonare ha una fase investigativa ed una più “giocosa” ben amalgamate tra di loro.

Ad esempio con Akara dovremo dare forma a diversi innesti neurali in base ai bisogni dei nostri clienti, intagliandoli da una strana gelatina industriale dal colore violaceo.

Ma è col barista Donovan che la formula di gioco dà il meglio, sposandosi perfettamente anche con la narrativa. Alla luce delle vicende che di lì a poco travolgeranno i tre protagonisti, il compito di Donovan sarà quello di ottenere informazioni manipolando le emozioni dei clienti attraverso i suoi cocktail, dei cocktail che dovremo materialmente preparare noi stessi.

Ogni cocktail equivale quindi ad una emozione da suscitare nell’interlocutore per poter meglio rispondere alle domande che porremo.

Se, ad esempio, vorremo sapere di più sul ruolo in una megacorporazione di una determinata persona, dovremo risvegliare in lui il suo senso di ambizione, così come per approfondire le dinamiche della scomparsa di una persona a lui cara, ci toccherà provare ad interpretare le sue parole cavalcando l’onda della tristezza.

Il gioco ci porrà poi ovviamente di fronte ad interessanti scelte morali, alcune forse un po’ banali ma sempre presentate in grande stile. Le scelte che compieremo andranno a costruire il racconto unico del giocatore, che varierà ogni run per alcuni dettagli, ma da questo punto di vista non aspettatevi un gioco con decine di finali alla Heavy Rain.

Con l’apposito tasto sarà poi possibile vedere il percorso che stiamo compiendo e quanti altri sarebbe stato possibile compiere, proprio come nei giochi di Quantic Dream.

La scrittura è ottima ed i suoi punti di forza sono i personaggi principali e non, quasi tutti ottimamente caratterizzati e pittoreschi, ognuno con le sue sottotrame che potremo scoprire o meno navigando nel mare di cybersegreti di questa storia a dir poco peculiare, ed ottima è anche la trama in sè al netto anche di alcuni difetti nella sceneggiatura dovuti probabilmente ad alcune ingenuità del team di sviluppo, ma non è nulla di troppo anticlimatico.

Il gioco non è localizzato in italiano, ma disponibile in inglese, francese, tedesco e spagnolo.

C’è da dire anche che il gioco non eccelle in longevità e si esaurirà nel giro di massimo 4-5 ore di gioco. Non mancano poi le citazioni ad altri giochi ed a capolavori cinematografici come Fight Club.

Lo trovate su Steam a questo link: https://store.steampowered.com/app/589780/The_Red_Strings_Club/

The Red Strings Club – Recensione – PC Windows, Linux, Mac OS

The Red Strings Club – Recensione – PC Windows, Linux, Mac OS
8

Editor Rating

 

The Red Strings Club

IN SINTESI

The Red Strings Club è una perla che ti cattura col suo fascino, si lascia giocare tutto d'un fiato e poi ti rimane in testa per giorni e giorni. Artisticamente magnifico, nasconde una delle storie più inaspettatamente curate ed incalzanti del panorama indie, e non solo. Andando oltre la prima impressione da "l'ennesimo gioco indie in pixel art", potrete immergervi in un thriller cybernoir di lodevole qualità, che mostra il fianco solo per una breve durata ed alcune ingenuità narrative.

PRO

  • Mood cyberpunk ottimamente riuscito
  • Personaggi e tematiche molto interessanti
  • Colonna sonora electro-jazz azzeccatissima

CONTRO

  • Longevità un po' bassa
  • Alcune ingenuità narrative
  • Niente localizzazione in italiano
Articolo a cura di Nerdream.it
Data
Titolo
The Red Strings Club
Voto
41star1star1star1stargray
About author

Pietro La Selva

Il suo vero nome è Pietro, è del '94 ed è appassionato di videogiochi e di altre forme di intrattenimento, come film e libri, soprattutto a tema fantascientifico. Insomma, il classico nerd ma senza il QI sopra la media. Si nutre di mele pixellose quasi ogni giorno, che di certo non gli levano il medico di torno.